Ci sono serie che intrattengono, e poi ci sono opere che lasciano un segno. I May Destroy You, la miniserie HBO ideata, scritta e interpretata da Michaela Coel, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A cinque anni dalla sua uscita, resta una delle esperienze televisive più devastanti e coraggiose del decennio, capace di trasformare il trauma personale della sua autrice in un atto di libertà creativa e politica.
La serie racconta la storia di Arabella, una giovane scrittrice londinese che, dopo il successo del suo primo romanzo, viene drogata e violentata durante una notte fuori con gli amici. Da quel momento, la sua vita si frantuma in mille pezzi. Ciò che segue non è una cronaca del dolore, ma un percorso di ricostruzione interiore, fatto di rabbia, confusione e lucidità improvvise. Coel affronta la violenza con un linguaggio nuovo, a metà tra dramma e ironia, restituendo al pubblico qualcosa di raro: la verità nuda, senza filtri né compiacimenti.
Con la stessa forza con cui la protagonista cerca di riappropriarsi dei propri ricordi, Coel rivendica anche il controllo sulla propria opera. Quando Netflix le propose un contratto milionario in cambio dei diritti della serie, l’autrice rifiutò, scegliendo di collaborare con BBC e HBO, che le garantirono libertà creativa e proprietà intellettuale totale. Una decisione che rispecchia perfettamente il messaggio di I May Destroy You: riconquistare la propria voce dopo essere stati privati del consenso.
Ma la potenza della serie non si esaurisce nella sua tematica. Attraverso i personaggi di Terry (Weruche Opia) e Kwame (Paapa Essiedu), Coel esplora il concetto di consenso da prospettive differenti, mostrando come ogni esperienza di intimità, potere o vulnerabilità possa ridefinire il rapporto con se stessi. Terry scopre di essere stata ingannata durante un incontro che credeva consensuale, mentre Kwame, vittima di uno stupro omosessuale, lotta contro il silenzio e la vergogna. Tre storie, tre percorsi paralleli che svelano la complessità dell’essere umani.
L’intelligenza di I May Destroy You sta nel suo equilibrio precario tra dolore e leggerezza. Coel costruisce momenti di catarsi e ironia, che si alternano a scene di straordinaria tensione emotiva, rifiutando la rappresentazione stereotipata della “vittima”. La sua Arabella è fragile e forte, disorientata e lucida, arrabbiata e ironica – un personaggio che vive e respira, come pochi altri nella TV contemporanea.
Acclamata da pubblico e critica, la serie ha vinto due BAFTA e un Emmy per la Miglior Sceneggiatura, consacrando Michaela Coel come una delle voci più influenti della televisione moderna. Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che resta è la sua capacità di scuotere, di far riflettere sul confine sottile tra libertà e violenza, tra corpo e parola, tra memoria e oblio.
Cinque anni dopo, I May Destroy You è ancora un pugno nello stomaco, ma anche una carezza. È una serie che non si guarda per distrarsi, ma per capire, per guarire, per ricordare. Un’opera che continua a risuonare nella mente e nel cuore di chiunque abbia avuto il coraggio di affrontarla fino in fondo.
Fonte: CBR
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