«È giusto raccontare Auschwitz in chiave favolistica?», Carlo Verdone si interroga su La vita è bella
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«È giusto raccontare Auschwitz in chiave favolistica?», Carlo Verdone si interroga su La vita è bella

Davanti all'assemblea di studenti pronti al Viaggio della memoria 2015, il regista è intervenuto sul valore delle immagini cinematografiche rispetto all'orrore dei lager

«È giusto raccontare Auschwitz in chiave favolistica?», Carlo Verdone si interroga su La vita è bella

Davanti all'assemblea di studenti pronti al Viaggio della memoria 2015, il regista è intervenuto sul valore delle immagini cinematografiche rispetto all'orrore dei lager

Davanti all’assemblea di studenti romani pronti a partire per il  Viaggio della memoria 2015, un percorso di visita dei lager nazisti sparsi per l’Europa, Carlo Verdone ha riflettuto sul significato di rappresentare lo sterminio degli ebrei avvenuto durante la seconda Guerra Mondiale al cinema, facendo soprattutto riferimento al film italiano che, sopra ogni altro, è emerso per risonanza internazionale: La vita è bella di Roberto Benigni.

«Sono molto amico di Roberto», ha commentato il regista, «ma oggi ho qualche dubbio sul film. Cosa fa vedere?». Verdone fa riferimento ai toni leggeri con cui Benigni ha descritto i campi di concentramento.  «Ho difeso il film all’epoca, e lo difendo ancora adesso, ma c’è un orrore quando vedi i luoghi, che ti rimane dentro e che mi porta a pensare se sia il caso di farne un racconto in chiave favolistica».

Verdone è stato ad Auschwitz a 23 anni, ma il ricordo è ancora tragico e indelebile nella sua mente. «Mi emoziona più un documentario, dove si trovano pezzi di verità che un film. E, ancora di più, mi emoziona un libro, come  il Diario di Anna Frank, Primo Levi, le lettere dei detenuti in questi campi della morte.»

Quella che la parola sia più importante dell’immagine è una questione su cui la teoria del cinema dibatte proprio a partire dagli anni ’40: è possibile, si chiedono gli storici della settima arte e i filosofi, che non esistano archivi delle immagini dello sterminio nazista? I pochi reperti visivi, quelli girati dalle truppe di liberazione, mostrano un panorama di sconcerto davanti al quale, forse, lo sguardo dovrebbe fermarsi.

Quale valore hanno, dunque, le immagini, siano esse di finzione o documentali, davanti al crollo della possibilità di rappresentare? Il dibattito, di là dal successo de La vita è bella, prosegue da molti decenni e molti sono i lavori che hanno contribuito ora a riflettere sul potere locutorio dell’immagine e sul dovere di censurarsi, ora a sostenere la validità di un archivio come depositario della memoria storica dell’Evento.

Fonte: Il fatto quotidiano

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