«È il Fight Club italiano»: in molti stanno paragonando questo brutale film al cult con Brad Pitt
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«È il Fight Club italiano»: in molti stanno paragonando questo brutale film al cult con Brad Pitt

Uscito nelle sale da poche settimane, per buona parte del pubblico le similitudini con il cult di David Fincher sono evidenti

«È il Fight Club italiano»: in molti stanno paragonando questo brutale film al cult con Brad Pitt

Uscito nelle sale da poche settimane, per buona parte del pubblico le similitudini con il cult di David Fincher sono evidenti

mani nude è il fight club italiano

C’è un film italiano che, uscito a inizio giugno 2025, sta rapidamente conquistando l’attenzione degli appassionati di cinema più viscerale e disturbante. Si chiama Mani Nude, è diretto da Mauro Mancini, ed è stato definito da più di uno spettatore “il Fight Club italiano”. Un paragone impegnativo, che richiama immediatamente l’immaginario del cult di David Fincher con Brad Pitt ed Edward Norton: corpi maschili esposti alla brutalità, repressione emotiva, strutture clandestine, la violenza come linguaggio. Ma fino a che punto regge questo parallelismo?

La trama di Mani Nude non si limita a evocare suggestioni da film di culto: le ingloba, le sporca e le rilegge con un taglio personale. Protagonista è Davide (Francesco Gheghi), un giovane di buona famiglia che una notte viene rapito e rinchiuso nel vano buio di un camion. Si risveglia prigioniero di un’organizzazione segreta che lo obbliga a combattere in incontri clandestini a mani nude, con una sola regola: sopravvive solo uno. In questo universo disumanizzante, Davide è costretto a perdere ogni traccia della sua identità originaria. A guidarlo nella trasformazione è Minuto (Alessandro Gassman), figura ambigua di carceriere e allenatore, uomo segnato da un passato oscuro. Tra i due nasce un legame che diventa l’unica possibile ancora di salvezza, o almeno di sopravvivenza emotiva.

Il film si muove su coordinate feroci: è cupo, brutale, e visivamente crudo. Non sorprende che su piattaforme come Letterboxd siano cominciati a comparire paragoni espliciti. «Se siete impressionabili alla vista del sangue, questo film non fa per voi. […] ricorda un po’ Fight Club» scrive un utente, sottolineando il livello di violenza visiva. Anche un altro nota: «Un film che esplora con lucidità e dolore la ciclicità della violenza: quella che si subisce, quella che si infligge e quella che si eredita quasi senza rendersene conto». Più che un semplice action, insomma, Mani Nude è un’indagine sull’erosione dell’identità in ambienti estremi.

Il confronto con Fight Club non è solo estetico, ma concettuale: entrambi i film interrogano la mascolinità contemporanea e il trauma attraverso la violenza. Ma se il film di Fincher elaborava una critica satirica al consumismo, all’alienazione capitalista e al maschilismo tossico di fine anni ’90, Mani Nude rifiuta la cornice ideologica per concentrarsi su un percorso intimo e tragico. Qui non ci sono doppie identità o sovversione del sistema, ma una lotta per sopravvivere dentro un meccanismo già collassato.

Certo, il film non è esente da critiche: «Tanti alti e bassi con la grave colpa di non aver caratterizzato al meglio i personaggi», scrive uno spettatore, evidenziando alcune fragilità narrative. Ma nonostante questo, Mani Nude (uscito in sala con Medusa Film) riesce a imprimere il suo marchio, offrendo una visione disturbante e allo stesso tempo profondamente umana. E il fatto che qualcuno oggi parli di Fight Club guardando un film italiano, è già una notizia.

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