Se pensavate che il fascino della mafia italiana fosse confinato ai grandi classici hollywoodiani come Il Padrino, è il momento di ricredervi. La serie sudcoreana Vincenzo, approdata su Netflix nel 2021, è un audace e riuscitissimo esperimento di contaminazione culturale sotto forma di K-drama, che non esita a prendere i codici del crime all’italiana per rielaborarli con l’estetica, il ritmo e l’ironia tipica della serialità coreana.
Protagonista assoluto è Park Joo-hyung (interpretato da un magnetico Song Joong-ki), adottato da bambino da un potente boss mafioso italiano e ribattezzato Vincenzo Cassano. Cresciuto all’interno della malavita organizzata, Vincenzo incarna una figura ibrida: coreano di nascita, italiano d’adozione, avvocato e consigliere della mafia ma con un personale codice d’onore che lo rende più complesso di quanto appaia.
La serie si apre con un conflitto familiare degno del capolavoro di Francis Ford Coppola: alla morte del padre adottivo, il fratello Paolo (Salvatore Alfano) prende il controllo della famiglia mafiosa e tenta di eliminare Vincenzo. Costretto a fuggire, il nostro anti-eroe ritorna a Seoul dove spera di recuperare un tesoro nascosto, una partita d’oro sepolta sotto un edificio ora nelle mani del sinistro Babel Group, una multinazionale farmaceutica dai metodi più che discutibili.
È qui che Vincenzo si fa davvero interessante: mescolando elementi da legal thriller, commedia nera e vendetta, la serie alterna momenti di tensione a svolte inaspettate, con una scrittura brillante che gioca con i generi e i cliché per sovvertirli. Non mancano, infatti, i colpi di scena degni dei migliori K-drama, in grado di spiazzare anche il pubblico più smaliziato, abituato alle narrazioni più dure del cinema crime.
Ma ciò che rende Vincenzo davvero unico è il suo protagonista: pur avendo origini coreane, affronta ogni situazione con una freddezza e una spietata logica mafiosa, agendo più da consigliere di Cosa Nostra che da avvocato. Il contrasto tra la sua mentalità “all’italiana” e la realtà coreana dà vita a dinamiche avvincenti, spesso ironiche, sempre coinvolgenti.
Al di là della trama ricca e della messa in scena impeccabile, Vincenzo riesce dove molte serie si fermano: costruisce un ponte tra due contesti apparentemente distanti – quello del cinema di mafia occidentale e quello della serialità coreana – trovando un equilibrio sorprendentemente naturale. Il risultato è un prodotto accessibile sia ai fan navigati dei K-drama, sia a chi si affaccia per la prima volta su questo universo narrativo.
Con la sua miscela di crimine, ironia e stile, Vincenzo è quindi una delle punte di diamante dell’attuale offerta di drama coreani su Netflix. E per chi cerca qualcosa di diverso dal solito, ma con la stessa intensità emotiva e narrativa, è un’esperienza da non perdere. Soprattutto per chi ha amato Il Padrino.
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Foto: Netflix
Fonte: Slashfilm
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