È morto Béla Tarr: il maestro del cinema ungherese si è spento a 70 anni
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È morto Béla Tarr: il maestro del cinema ungherese si è spento a 70 anni

Il celebre regista, pioniere dello slow cinema e autore di opere come Sátántangó, si è spento dopo una lunga malattia

È morto Béla Tarr: il maestro del cinema ungherese si è spento a 70 anni

Il celebre regista, pioniere dello slow cinema e autore di opere come Sátántangó, si è spento dopo una lunga malattia

Foto d Béla Tarr

È morto Béla Tarr, uno dei più importanti e influenti registi del cinema europeo contemporaneo. Il cineasta ungherese, considerato un pioniere del cosiddetto slow cinema, si è spento all’età di 70 anni dopo una lunga malattia. A darne notizia è stata l’European Film Academy, di cui Tarr era membro dal 1997, che in una nota ufficiale ha ricordato non solo il valore artistico del regista, ma anche la forza della sua voce politica e il rispetto profondo di cui godeva tra colleghi e pubblico di tutto il mondo.

Autore di film cupi, radicali e apocalittici, Béla Tarr ha costruito un linguaggio cinematografico unico, fatto di lunghissimi piani sequenza, dialoghi ridotti al minimo, immagini in bianco e nero e un rifiuto consapevole delle strutture narrative tradizionali. Un cinema che osserva il tempo, l’attesa, la stasi e la disillusione dell’Europa dell’Est, spesso attraverso la rappresentazione di vite marginali e spazi desolati.

Il suo nome resta indissolubilmente legato a Sátántangó (1994), monumentale adattamento di oltre sette ore del romanzo di László Krasznahorkai. Ambientato in un villaggio ungherese dopo il crollo del comunismo, il film è oggi considerato uno dei capolavori assoluti della storia del cinema ed è frequentemente citato nelle classifiche dei migliori film di sempre. Nonostante la durata estrema, Sátántangó ha esercitato un’influenza enorme su generazioni di cineasti e critici, imponendosi come manifesto di un modo diverso di intendere il cinema.

Nato a Pécs il 21 luglio 1955, Tarr iniziò a girare film giovanissimo, attirando presto l’attenzione dei Béla Balázs Studios, che finanziarono il suo esordio Nido familiare nel 1979. Dopo gli studi all’Accademia di Teatro e Cinema di Budapest, firmò opere come Lo straniero, Rapporti prefabbricati e Almanacco d’autunno, prima di affermarsi a livello internazionale con Perdizione (1988), primo film indipendente della storia ungherese, presentato alla Berlinale.

Negli anni successivi arrivarono altri titoli fondamentali come Le armonie di Werckmeister (2000), codiretto con la moglie e storica collaboratrice Ágnes Hranitzky, L’uomo di Londra (2007), con Tilda Swinton, e Il cavallo di Torino (2011), premiato a Berlino. Proprio con quest’ultimo film Tarr annunciò il suo ritiro dalla regia, dichiarando concluso il suo percorso cinematografico.

Dopo l’addio al cinema, Béla Tarr si dedicò all’insegnamento e alla formazione delle nuove generazioni, fondando nel 2012 la Film.Factory di Sarajevo, una scuola di cinema alternativa che ha ospitato figure come Apichatpong Weerasethakul, Pedro Costa, Gus Van Sant e Juliette Binoche. Fino agli ultimi anni, Tarr ha continuato a intervenire nel dibattito culturale e politico, rimanendo una voce critica e scomoda.

Con la sua scomparsa, il cinema perde non solo un autore radicale e intransigente, ma uno dei pochi registi capaci di trasformare il tempo, l’attesa e il silenzio in materia cinematografica pura.

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Foto: Matthias Nareyek/Getty Images

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