Per oltre un secolo, i libri e i film sci-fi hanno cercato di esplorare il tema dell’intelligenza artificiale e le questioni esistenziali ed etiche che esso pone, quando messo a confronto con il significato profondo dell’essere umani. Oggi che la presenza dell’IA è pervasiva anche nel quotidiano, questa tematica è più attuale che mai, ma non sempre si riesce a trovare una storia che sappia sfidare le nostre convinzioni e dire qualcosa di nuovo.
Tra franchise e blockbuster, tre anni fa un film indipendente diretto da Gareth Edwards ha cercato di osare proponendo un nuovo punto di vista su questa tematica attuale. Si tratta di The Creator, lungometraggio di fantascienza che non è stato particolarmente fortunato al box office, a fronte però di recensioni positive e apprezzamenti da parte della critica (alcuni lo hanno anche descritto come «il miglior film sci-fi dell’anno»). Tre anni dopo, l’opera continua a risalire nelle classifiche di diverse piattaforme streaming (l’ultima, HBO Max), a testimonianza forse di un rinnovato interesse da parte del pubblico, che sembra pronto a riscoprire questo gioiello forse un po’ troppo sottovalutato.
The Creator è ambientato in un immaginario futuro in cui gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra contro l’intelligenza artificiale, dopo che un sistema informatico ha sganciato una testata nucleare su Los Angeles, polverizzandola. I loro sforzi sono contrastati dall’unione della Nuova Asia, che invece continua ad abbracciare l’IA. L’Occidente lancia così una campagna militare con l’obiettivo di eliminare il fantomatico “Nirmata”, il misterioso creatore dell’IA della Nuova Asia. Quando l’agente delle forze speciali Joshua Taylor (John David Washington) rintraccia una nuova arma progettata da Nirmata, scopre che essa ha le sembianze di una bambina robotica che ha la capacità di controllare a distanza la tecnologia. Dopo aver scoperto un misterioso collegamento con la defunta moglie, l’uomo sceglie di disubbidire agli ordini ricevuti e di fare di tutto pur di salvare la bambina.
Il film ribalta il classico schema “IA cattiva vs umani buoni”, presentando dei simulanti che non vogliono distruggere l’umanità, ma conviverci in maniera pacifica. Essi, infatti, hanno coscienza, provano emozioni, possono amare e soffrire. In un momento storico in cui l’AI è un tema quotidiano, l’opera di Edwards ci invita a chiederci cosa significhi veramente essere “umani” e dove si annidi il senso dell’umanità stessa, se nel corpo, nella mente o addirittura nell’esperienza e nella memoria. Forse la vera minaccia non è l’IA, ma l’incapacità dell’uomo di convivere con il diverso e il suo bisogno di controllare e distruggere qualsiasi cosa sia altro da sé. Anche esteticamente, The Creator risulta uno degli esperimenti più interessanti del cinema sci-fi degli ultimi anni grazie alla decisione del regista di girare tutto in location reali (Vietnam, Thailandia, Indonesia, Giappone) e di integrare gli effettivi visivi e gli elementi fantascientifici soltanto in un secondo momento.
Anche se è nato come autoconclusivo, ci sono diversi motivi per cui ancora adesso meriterebbe forse di avere un seguito, dal finale che lascia spazio ad altre domande al fatto che il tema dell’intelligenza artificiale continua a interrogarci ancora di più ogni giorno che passa. Inoltre, in un’industria piena di remake e franchise, The Creator è una storia originale: proprio per questo, un sequel avrebbe un valore diverso e consentirebbe di costruire un nuovo universo sci-fi da zero, invece di riciclarne uno già esistente.
Al momento non ci sono piani in proposito, anzi, Gareth Edwards nel 2024 è stato cristallino, affermando: «La mia parte preferita è la fine. È un film autoconclusivo e sarebbe un problema se lo studio mi dicesse di volere un sequel. Non ho intenzione di realizzarlo». Ma poco male: anche in mancanza di un seguito, non è mai troppo tardi per rivalutare uno degli sci-fi più sorprendenti e stimolanti degli ultimi anni.
Fonte: CBR
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