Tempi difficili per una delle firme italiane più famose del mondo della moda: dopo la recente accusa di evasione fiscale, Dolce e Gabbana sono stati citati in giudizio dall’attore Peter Fonda per violazione dei diritti di copyright. La mela della discordia consiste in una serie di nove T-shirt raffiguranti l’attore in una celebre scena del classico del 1969, Easy Rider – Libertà e paura. Le magliette erano in vendita sotto il marchio D&G al prezzo di 295 dollari l’una negli Stati Uniti in esclusiva presso il grande magazzino di lusso Nordstrom, anch’esso querelato da Peter Fonda. L’attore ha chiesto sei milioni di dollari per i danni subiti, oltre al rimborso di spese legali e a tutti i profitti ottenuti nella vendita delle t-shirt incriminate, specificando che Dolce&Gabbana non hanno mai chiesto il permesso di usare il suo nome e la sua immagine per scopi commerciali sulle magliette o alcun altro capo di abbigliamento.

Il 19 giugno Dolce e Gabbana sono stati condannati in primo grado per evasione fiscale a un anno e otto mesi e ad un risarcimento di 500 mila euro. La sentenza ha spinto l’assessore del Comune di Milano Franco D’Alfonso a dichiarare «Niente spazi comunali a chi è stato condannato per evasione fiscale», sollevando un’insistente polemica da parte degli stilisti che per protesta hanno deciso di chiudere per tre giorni i negozi della catena nel capoluogo lombardo.

Fonte: LaStampa

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