Ellen Burstyn riceverà il Leone d’oro alla carriera durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione della Biennale, che ha accolto la proposta del direttore artistico Alberto Barbera.
L’attrice statunitense ha reagito alla notizia con grande entusiasmo, raccontando di sentirsi onorata, felice e profondamente grata. Il riconoscimento le offrirà inoltre l’occasione di tornare a Venezia, da lei definita una delle sue città preferite al mondo.
Il premio celebra una carriera lunga oltre sessant’anni, attraversata da alcune delle interpretazioni femminili più intense del cinema americano. Burstyn ha lavorato tra cinema, teatro e televisione, collaborando con registi come Peter Bogdanovich, William Friedkin, Martin Scorsese, Alain Resnais, Paul Schrader, Darren Aronofsky e Christopher Nolan.
La cerimonia si svolgerà in occasione della proiezione di Flesh Impact, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal e dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita. Nel cast figurano anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Johnson interpreterà Marilyn nel momento più alto della sua fama, mentre Burstyn darà volto a una versione della diva che il pubblico non ha mai avuto la possibilità di conoscere. Il titolo del progetto deriva da un’espressione utilizzata in passato per descrivere la presenza di Monroe sullo schermo, così luminosa e concreta da trasmettere agli spettatori la sensazione di poterla quasi toccare.
Ellen Burstyn si impose all’attenzione internazionale con L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, che le valse una candidatura all’Oscar. La notorietà mondiale arrivò poco dopo grazie a L’esorcista di William Friedkin, nel quale interpretava Chris MacNeil, la madre della giovane Regan.
La consacrazione definitiva risale al 1975, quando vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista per Alice non abita più qui di Martin Scorsese. Nello stesso anno conquistò anche un Tony Award per lo spettacolo teatrale Same Time, Next Year, diventando la terza donna nella storia a ottenere entrambi i riconoscimenti nell’arco di pochi mesi.
Tra le prove più celebri della sua filmografia figura anche quella in Requiem for a Dream di Darren Aronofsky. La sua interpretazione di Sara Goldfarb, una donna consumata dalla solitudine e dalla dipendenza, le procurò un’ulteriore candidatura all’Oscar e rimane una delle più dolorose della sua carriera. Negli anni successivi ha continuato a muoversi tra produzioni indipendenti e grandi titoli internazionali, prendendo parte anche a Interstellar di Christopher Nolan, Pieces of a Woman, The Tale e Mother, Couch.
Nel 2009, grazie a un’apparizione in Law & Order – Unità vittime speciali, Burstyn vinse il suo primo Emmy ed entrò nel ristretto gruppo degli interpreti capaci di conquistare la cosiddetta Triple Crown of Acting, composta da Oscar, Tony ed Emmy. Un secondo Emmy arrivò nel 2013 per la miniserie Political Animals. Nel complesso, l’attrice ha raccolto numerose candidature ai principali riconoscimenti internazionali, costruendo una carriera segnata dalla capacità di restituire fragilità, forza e complessità ai propri personaggi.
Oltre alla recitazione, Burstyn ricopre oggi il ruolo di co-presidente dell’Actors Studio insieme ad Al Pacino e Alec Baldwin. Il Leone d’oro alla carriera celebrerà quindi non soltanto una filmografia straordinaria, ma anche il contributo offerto dall’attrice alla formazione e alla cultura cinematografica internazionale.
Foto: Jamie McCarthy/Getty Images
Fonte: La Biennale
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