In queste ore tutta l’Italia riflette sulla vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni che si è spenta ieri dopo il distacco dell’idratazione e dell’alimentazione che la tenevano in vita, per volere del padre. Una scelta dignitosa e legittima o un sopruso gratuito e disumano? Un caso che scuote le coscienze e che anche il cinema non ha evitato di affrontare in diverse occasioni. Anche Best Movie propone ai suoi lettori una riflessione attraverso alcuni titoli che di recente e con successo hanno riportato al centro dell’attenzione l’argomento.

Tra gli esempi più famosi citiamo Million Dollar Baby , il film ambientato nel mondo della box, protagonista dei premi Oscar 2005, dove vinse le statuette più ambite: miglior film, miglior regia a Clint Eastwood, miglior attrice protagonista a Hilary Swank e miglior attore non protagonista a Morgan Freeman. La storia è  quella di Maggie, giovane donna con la passione per i guantoni che si trova a passare dal ring a un letto d’ospedale in seguito a uno sfortunato incidente. La diagnosi non le lascia scampo: paralisi totale permanente. A prendersi cura di lei è proprio Frankie, costretto a fare i conti con una realtà durissima che sferra pugni che nemmeno lui sa come parare: Maggie desidera morire e chiede a lui di aiutarla.

Stesso tema per Mare dentro dello spagnolo Alejandro Amenabar (premio Oscar 2005 come miglior film straniero) ispirato alla storia vera di Ramón Sampedro (interpretato da Javier Bardem), un uomo rimasto tetraplegico dopo un tuffo da uno scoglio. Dopo 28 anni Ramón avvia una battaglia legale nei confronti del governo spagnolo per ottenere il diritto all’eutanasia. La vicenda diventa caso mediatico e l’opinione pubblica si divide. A tentare di dissuaderlo dai suoi propositi suicidi si fa avanti anche un prete anch’egli tetraplegico: secondo il religioso “una libertà che elimina la vita non è una libertà”, mentre per Ramón “una vita che elimina la libertà non è vita”.

è infine del 2007 il film Lo scafandro e la farfalla con cui Julian Schnabel ha portato sul grande schermo la vicenda di Jean-Dominique Bauby (interpretato da Mathieu Amalric), intraprendente direttore di Elle Francia che si trovò imprigionato nel suo stesso corpo a seguito di un ictus che lo lasciò nella condizione definita sindrome locked in. Una sensazione che è resa proprio dal titolo del film, a sua volta ripreso dal libro che lo stesso Bauby scrisse durante gli anni della malattia. Una vere e propria impresa resa possibile dalla sua tenacia e dalla voglia di continuare a esprimere la propria umanità e all’amorevole assistenza della ex moglie e dell’assistente che pazientemente trascrisse i suoi pensieri attraverso una tecnica legata all’unico movimento concessogli: quello del battito di ciglia. Tre film da recuperare, in questo momento più che mai. Tre casi in cui il grande cinema prova a raccontare la vita affrontando casi estremi che pungolano le coscienze e aprendo domande cui ciascuno è chiamato a rispondere.

Al.Za.

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