«Era così fo***tamente reale!»: Stephen King svela il classico horror che gli ha fatto venire gli incubi
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«Era così fo***tamente reale!»: Stephen King svela il classico horror che gli ha fatto venire gli incubi

Il Re del Brivido ha raccontato l'esperienza cinematografica più stressante e spaventosa della sua vita

«Era così fo***tamente reale!»: Stephen King svela il classico horror che gli ha fatto venire gli incubi

Il Re del Brivido ha raccontato l'esperienza cinematografica più stressante e spaventosa della sua vita

primo piano di stephen king

Nell’arco della sua carriera Stephan King ha realizzato decine di romanzi e racconti brevi entrati così di prepotenza nell’immaginario popolare al punto da ispirare innumerevoli adattamenti cinematografici e televisivi che ancora oggi trovano regolarmente posto sul grande e piccolo schermo.

Il Re del Brivido ha senza dubbio contribuito a plasmare gli incubi di almeno tre generazioni di fan e, in quanto massimo esperto in materia, nelle ultime ore ha svelato il titolo del film che più di ogni altro ha lo ha impressionato causandogli una serie interminabile di incubi. Stiamo parlando di Non aprite quella porta, il ferale capolavoro horror diretto da Tobe Hooper nel 1974 diventato un classico del genere horror.

Secondo quanto raccontato dallo stesso Stephen King, il film di Tobe Hooper lo ha colpito profondamente, tanto da entrare nella nuova docu-serie Chain Reactions di Alexandre O. Philippe, nella quale viene esplorato l’impatto del cult horror su cinque celebri creativi, tra cui King, il comico Patton Oswalt, il regista Takashi Miike, la critica Alexandra Heller-Nicholas e la regista Karyn Kusama. King ha così ricordato la sua prima visione del film:

«Devo dire che non ho visto Non aprite quella porta quando è uscito. L’ho visto solo nel 1982 in Colorado. Ero un giovane padre e scrivevo per stare al passo con gli esattori. Ero al cinema quasi da solo. Ed è qui che un film ha davvero la tendenza a lavorare su di te, a metterti le fredde dita sotto la pelle. Aveva quel tipo di aspetto sbiadito anni ’70… Si capiva che questo film era di qualche anno fa esisteva già da un po’, ed è meglio così, perché sembrava così fo***tamente reale.»

Il romanziere si è poi addentrato nei fattori che a suo modo di vedere costituiscono il vero valore aggiunto di Non aprite quella porta:

«Funziona perché non c’è alcun artificio, non c’è accumulo, non c’è sfumatura di carattere. Voglio dire, ci sono scene nel cimitero… quelle non sono comparse, non sono affatto personaggi di Hollywood. Sembra che provengano dalla cittadina più vicina del Texas. È fantastico

Insomma, con il suo approccio crudo e quasi documentaristico, Non aprite quela porta è riuscito a far breccia negli incubi del celeberrimo autore. Un fattore che in qualche modo contribuisce a consolidare la leggenda del capolavoro horror di Tobe Hooper non solo per i fan dell’horror, ma anche per chi vuole capire cosa davvero significhi provare puro terrore con gli occhi rivolti al grande schermo.

Cosa ne pensate delle parole di Stephen King? Fatecelo sapere nei commenti!

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Foto: Marc Andrew Deley / GettyImages / MovieStillsDB

Fonte: Variety

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