Nel marzo del 2019 abbiamo viaggiato fino a Brisbane, dall’altra parte del mondo, negli studi cinematografici che si trovano sulla Golden Coast australiana. Le riprese di Godzilla vs. Kong – sequel di Godzilla: King of the Monsters e di Kong: Skull Island – si sono svolte nella terra di canguri, appunto, ma anche alle Hawaii e a Hong Kong perché, se è vero che i due mostri protagonisti sono interamente creati in CGI, il regista Adam Wingard, specializzato in pellicole horror (The Guest e Blair Witch per citarne un paio), ha voluto girare in luoghi fisici reali, per non rischiare di realizzare un film che risultasse troppo asettico e finto.

La visita sul set di è scandita da una campanella che segna l’inizio e la fine di ogni ciak, imponendo il silenzio tra una ripresa e l’altra, dettando il ritmo della conversazione coi vari membri del cast.

In uno dei nove capannoni del Village Roadshow Studios, il numero 4, c’è una tonnellata di lastre di vetro, acquistate con l’unico scopo di farle a pezzi. «Dal vero viene meglio perché il vetro – ha spiegato lo scenografo Tom Hammocksi rompe in maniera particolare ed è impossibile riprodurre lo stesso processo al computer». Ce le mostrano da vicino ma non le possiamo toccare, casomai le rompessimo troppo presto. Sono appoggiate con grande cura una accanto all’altra. Verranno distrutte – facendole esplodere tutte insieme, grazie a rompivetro collegati a scariche elettriche – la settimana successiva alla nostra visita, durante una scena in cui Godzilla farà crollare un grattacielo con una semplice capocciata.

Anche un altro capannone, un lungo corridoio lì accanto, è stato affittato per creare set da distruggere. «È importante che le macerie, la polvere e il cemento rotto siano veri e non riprodotti al computer. Qui rompiamo tutto quello che vogliamo», ci dice Hammock, e si capisce che il divertimento è grande.

(Nella foto sotto il regista Adam Wingard sul set con Millie Bobby Brown e Julian Dennison)

© Chuck Zlotnick, Warner Bros Pictures, Legendary Pictures

Ma c’è anche un capannone dove, anziché rompere, si costruisce: nella fattispecie un enorme teschio, che è anche un ufficio. Semplificando la trama, in Godzilla vs. Kong ci sono due squadre, quella di Godzilla, guidata da Madison (Millie Bobby Brown) e Josh (Julian Dennison), e quella di Kong, guidata da Nathan (Alexander Skarsgård) e Ilene (Rebecca Hall). Mentre Nathan e il team della Monarch decidono di trasportare Kong da Skull Island alla Terra Cava, Madison e il suo gruppo sono intenzionati ad infiltrarsi alla APEX, un’imponente azienda tecnologica che Madison ritiene colpevole d’aver causato l’ira di Godzilla. Madison infatti è convinta che il lucertolone rappresenti una forza benevola, la cui violenza è solo la reazione a una provocazione. E in fondo è esattamente questa l’origine di un mostro nato in Oriente, alla fine della Seconda guerra mondiale, come risposta al terrore del nucleare.

Eccoci dunque nell’ufficio a forma di teschio, dove lavorano quelli della APEX: Ren Serizawa (l’attore Shun Oguri) e Walter Simmons (Demián Bichir). È questa la scena che il regista sta girando durante la nostra visita, con Madison e Josh che tentano di irrompere nella futuristica APEX. Questo teschio, una scultura di metallo che – una volta terminate le riprese – Hammock vorrebbe vedere in qualche giardino pubblico a disposizione dei giochi di bambini coraggiosi, è alto sei metri e lungo diciotto. Come ufficio è piuttosto inquietante ma dimostra che le imponenti scenografie, in questo film, giocheranno un ruolo importantissimo.

(Nella foto sotto gli uffici futuristici della APEX, sul set l’attore Shun Oguri)

© Vince Valitutti,  Warner Bros Pictures, Legendary Pictures

Il regista è un grande estimatore di Godzilla. A parte il primo film originale, fra i suoi titoli preferiti ci sono quelli più stilizzati: Godzilla – Furia dei mostri e Godzilla vs. Destoroyah. Per questo progetto si è ispirato al lavoro di Steven Spielberg in La guerra dei mondi e a quello di Guillermo del Toro in Pacific Rim. Entrambi, a suo parere, sono riusciti a offrire una prospettiva interessante, con la quale il pubblico ha potuto relazionarsi. «Compito molto difficile con creature delle dimensioni di Godzilla e Kong» spiega, mostrandoci i disegni su cui ha lavorato dall’inizio del film per comunicare le sue idee agli scenografi e al resto del cast.

In uno di questi c’è una giungla. Sono le Hawaii, dove le riprese sono durate una trentina di giorni e dove è stata creata l’ambientazione per

il regno segreto dei Titani, la Terra Cava. Il giorno prima delle riprese laggiù l’intero set è stato spazzato via da un’inondazione. «Girare alle Hawaii è bellissimo, ma non è mai semplice», ha detto l’altro production designer, Owen Patterson, noto per il suo lavoro sul set di film come

la trilogia di Matrix e Captain America: Civil War. In un altro disegno appaiono luci colorate, rosa, turchesi, blu. «Sono luci al neon, fin dall’inizio sapevo che avrei voluto far combattere Godzilla e Kong su uno sfondo di luci al neon e con musica elettronica a palla», ci confida

il regista, mentre sfoglia i disegni. E così ha fatto quando, due settimane dopo la nostra visita, l’intera produzione si è spostata a Hong Kong, per le scena dello scontro tra titani (…).

Per proseguire con la nostra set visit esclusiva trovate l’articolo completo su Best Movie di marzo.

© Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures

 

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