C’è un bel clima alla conferenza stampa di presentazione di Quo Vado?, quarto film con protagonista il comico Luca Medici, in arte Checco Zalone, e il quarto prodotto da Pietro Valsecchi e diretto da Gennaro Nunziante (qui la nostra recensione), che arriva nelle sale dopo l’incredibile exploit di Sole a catinelle (più di 51 milioni di euro d’incasso). C’è un bel clima perché la pellicola è stata accolta positivamente all’unanimità dai giornalisti in sala – è scattato persino l’applauso – e i complimenti si sprecano durante l’incontro con il cast e la produzione.

«La gestazione del film», racconta Valsecchi, «all’inizio è stata complicata. Avevamo un budget sostanzioso, ma il nostro interesse primario era verso la storia. Volevamo sorprendere e sorprenderci, abbiamo guardato alla grande commedia italiana, cercando di riprodurre un cinema come quello di Monicelli, Risi, Sordi» – su questo punto Checco commenta con un ironico «Hai proprio detto una ca****a!» – «C’è un forte bisogno di qualità, bisogna rischiare. Sono stati due anni di duro lavoro».

«Ci siamo messi in letargo per un po’, e poi abbiamo iniziato a lavorare», ricorda Nunziante. «Questo è un film che tratta un tema più universale, grazie al quale abbiamo potuto raccontare meglio il nostro paese».

Gli fa eco Medici: «Lavorando per mesi e mesi si perde un po’ la percezione del tutto, ma quello che possiamo dire è che ci abbiamo messo tanto amore, tanta passione. La storia è più complessa, lo è la parte ambientata in Africa soprattutto, ci abbiamo messo molto mano al montaggio per renderlo un segmento più fluido. Ed è vero che ci ispiriamo alla commedia che ha reso grande il nostro cinema, senza fare paragoni con i nomi citati da Valsecchi. Però è a quello che aspiriamo, è a loro che guardo quando realizzo i miei film».

A un certo punto del film si cita persino – parodiandolo, ovviamente – La grande bellezza di Paolo Sorrentino: «Non pensavo qualcuno se ne fosse accorto!  Non volevamo puntare il dito su questo grande film che ha vinto l’Oscar, è stato tutto improvvisato. Addirittura in un primo momento avevamo pensato di mettere la mia voce fuori campo, ma sarebbe stato un riferimento meno sottile…».

Quo Vado? è un film molto educativo, in un certo senso, secondo Nunziante: «Pensiamo che l’unica pedagogia possibile, ammesso che siamo in grado di farla, arrivi attraverso l’ironia e non l’irrisione. Parliamo di un mondo che portiamo nel sangue, con elementi come l’assistenzialismo. Abbiamo pensato all’impiegato come a una sorta di patriota, non di parassita, e abbiamo voluto raccontare quell’universo con ironia; mostrare un uomo che inneggia alla disabilità della madre perché gli ha salvato il posto era già un modo di rompere un certo tipo di codici. Volevamo mettere in scena quel tipico attaccamento al posto fisso dei nostri padri, delle nostre madri». Chiosa Medici: «Io stesso fino a dieci anni fa aspiravo a un posto fisso, ho anche fatto un concorso da vice ispettore di polizia ma sono stati scartato, e ringrazio per questo. I miei genitori mi hanno sempre inculcato quest’idea del posto statale».

L’italiano comune è Sanremo, Al Bano e Romina, come suggerisce un momento clou del film? «Quella scena, che è la mia preferita, l’abbiamo scritta un anno fa», spiega Medici. «Andammo a cena insieme ad Al Bano e Romina alla Pergola, e io ho provato un po’ di sana emozione italiana, vedendo questi due insieme. Perciò ci è venuta l’idea di quella scena, addirittura in una prima stesura avevamo pensato di far incontrare il mio personaggio e Al Bano in un bagno alla turca, poi per problemi produttivi non ho potuto fare pipì con lui e mi spiace, ma insomma l’italiano è tutto lì. Ritengo sia la parte più interessante del film».

La parte produttivamente più dura? «Di certo quella ambientata al Polo Nord. Un applauso alla scienza! Andavamo lì con le motoslitte, io col mio parrucchiere e un truccatore solo, gli operatori facevano anche i microfonisti… I ragazzi del CNR – senza i quali non avremmo potuto fare il film – rappresentano l’Italia migliore, lì a fare ricerca per pochi soldi».

In Norvegia è andata un po’ meglio: «Un paese davvero civile, siamo rimasti un’ora fermi in strada senza che nessuno suonasse il clacson nemmeno una volta. Le leggi sull’alcool lì sono severissime, e abbiamo addirittura rischiato l’incidente diplomatico perché Valsecchi aveva comprato qualche bottiglia di vino…!»

Intervengono le due attrici protagoniste, la super cattiva Sonia Bergamasco e la fanciulla dei sogni Eleonora Giovanardi:  «Lavorare con loro è stato un bel salto che ho fatto con gioia dopo aver letto il copione, che racconta molto concretamente l’Italia di oggi, e mi sono divertita molto», dichiara la Bergamasco.  «Anche per me fare questo film è stato un grande regalo», racconta entusiasta la Giovanardi.  «Ho incontrato delle belle persone, una bella famiglia e ho visto dei posti eccezionali. Grazie a Luca ho imparato che si può lavorare in modo serio ma mi ha anche insegnato a ridere».

E il cast dei piccoli? «Dicono che le tre B del cinema, le B da evitare, siano Bambini, Barche e Bestie. Ecco, in questo film li abbiamo messi tutti insieme. Sono interpreti vivaci, ma sono anche i più naturali, i meno costruiti. E quando piangono piangono veramente, non c’è nemmeno bisogno di picchiarli!» scherza Medici.

Nunziante, a questo punto, si toglie un sassolino dalla scarpa: «Più volte i colleghi ci dicono: ma quante sale avete preso? Ma sono gli esercenti a chiedere il film, Checco lo vogliono tutti. In questo periodo di magra tutti aspettano quest’evento. Abbiamo fatto una scommessa ed è la quinta che spero di vincere: l’ottimismo dilaga».

Come si vive da Checco Zalone, da vera e propria star? «Ah, è bellissimo, te lo auguro! Il problema è che penso a quando non sarà più così, mentre ora la gente mi ferma, mi fa foto… Altro che terribile! Ora sono in ansia dopo che il terzo film che ha avuto incassi spropositati? Be’ certo, ma la vita ti porta sempre a fare meglio» risponde Medici.

L’Italia in realtà è intrappolata in un ciclo eterno, destinata a non cambiare mai, come si intuisce dalla canzone – futuro tormentone – La prima Repubblica non si scorda mai? «Io faccio il comico, lo dico per ridere» puntualizza l’attore. «Per fare un paragone con la commedia anni ’60, grandi sceneggiatori come Risi avrebbero premesso che non si sentono come i personaggi, avrebbero terminato il film con lui che ritorna al suo posto e lì rimane, invece noi volevamo chiudere tutto con un messaggio di speranza, anche correndo il rischio di essere buonisti. Quindi non penso le cose che ho scritto nella canzone – che, peraltro, è terza nella classifica radiofonica dopo Stevie Wonder e Justin Bieber!»

Infine, Quo Vado? è una commedia sì, ma con dei limiti, prima di tutto quella della volgarità: «Ci vuole un minimo di buonsenso, e per me la scorrettezza ha alzato la sua soglia, c’è quasi una gara ad essere scorretti, il che fa diventare la scorrettezza accademica, pratica. Pensiamo solo alle battute su Bocelli, o quelle sulla torre di Pisa, che ormai non si reggono più. Quando si passa dalla risata all’offesa gratuita si è varcata una soglia, e noi non l’abbiamo fatto».

«Anche nei film precedenti non abbiamo mai toccato la volgarità, io e Luca abbiamo una linea di demarcazione  che è la banalità» aggiunge il regista. «Spesso la comicità si appoggia sulla prima cosa che trovi per strada, ma che è anche la prima che toglierai perché ridondante e non nel codice giusto di narrazione. Cogli invece poi aspetti più curati da un punto di vista di trovate e comicità. Anche il politicamente corretto e scorretto è ormai un intercalare privo di senso, quel che resta è voler fare comicità mai ovvia».

Quo Vado? arriverà nei cinema italiani il prossimo 1° gennaio.

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