Un castello di vetro sembra perfetto. Indistruttibile. Fino alla prima crepa, minuscola, impercettibile. E a quel punto crolla. Repentino, inesorabile, definitivo. Non abbiamo ancora deciso che castello avevamo costruito. Uno di quelli con le fondamenta solidissime? Di quelli che da centinaia di anni svettano sui monti, vedono i fossati riempirsi e svuotarsi, di quelli caduti e che non cadranno mai? Noi non abbiamo ancora deciso. Tutto riparte, tutto si riapre e tutto ricomincia. Un passo alla volta, un mattone sull’altro. Vi spiego: non ci sono mai state così tante produzioni cinematografiche aperte, al lavoro, in Italia, in questo momento. Perché lo Stato alle produzioni ha deciso di dare una mano, e allora loro sono ripartite di slancio, mattone su mattone. Certo, non c’era un mercato, le sale erano chiuse, ma si sperava che prima o poi riaprissero. O no?

O vanno bene le piattaforme? O ci siamo abituati a guardare un film in schermi sempre più piccoli?

Io vi dico che ho visto tutto The Falcon and The Winter Soldier sullo schermo a dodici pollici del mio iPhone. E sì, credo che nessuno se ne dolga. A parte me. Perché poi è chiaro che loro che fanno i filmoni – quelli del superincasso della storia del cinema – nel loro backstage (che diventa prodotto a sua volta, in questo circolo virtuoso che per me non solo è vizioso ma pretestuoso) ti dicono che stanno facendo televisione. Ma la fanno come il cinema. I combattimenti, le storie, persino i cast. Ma col ca**o! La fanno piccola. Più piccola. Postulato sempre che il loro “piccolo”, fosse solo anche un episodio soltanto, costa quanto come tutta la fimografia di Giorgio Diritti. Ma non fino ad ora. Fino proprio all’ultimo film che farà. Ma no, scherzo. Costa molto di più. E allora noi, che le cose già le facevamo piccole, perché quella era la nostra dimensione, le facciamo ancora più piccole. Perché, oh, è piattaforma. E allora lasciatemi essere grato. Grato a uno scrittore che fa anche il regista e decide di fare le cose non in grande, ma alla grande. Come piace a lui. E se deve andare su piattaforma, che sia la cosa più bella che sia mai stata messa su quella piattaforma. Certo, la libertà costa, lo sappiamo. Te la devi poter permettere. Ecco perché dovremmo cominciare a investire sulla credibilità. La nostra credibilità. Quella che ti permette di lavorare sui particolari, sullo specifico, sull’intelligenza emotiva che possiedi e che decidi di far passare attraverso l’obiettivo della macchina da presa. Evviva Ammaniti, ragazzi. Evviva Anna, che è televisione, che è piattaforma, che è seriale, che è italiano. E che è bellissima. Che è stata faticosissima da girare, che ci ha costretti a stare un anno sul set, in mezzo alla pandemia che scoppiava e che trasformava in realtà il racconto di Niccolò, come se l’avesse previsto. Evviva i bambini che recitano benissimo con una acting coach fenomenale come Lorenza Indovina, che ha saputo tirare fuori tutto il meglio da chiunque. Evviva chi non si chiude nel suo piccolo guscio, ma che si costringe e costringe a realizzare i sogni.

Il Grande Poeta dice che sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Io dico che da lontano, non ti accorgi della differenza tra un castello di vetro e uno di diamante. Ma prova a prenderli a cannonate. Ecco, Ammaniti, Anna, i sogni, quando sono grandi, alle cannonate sanno resistere. Da sempre. E per sempre.

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