Dimenticate il Noah di Russell Crowe: qui siamo più dalle parti di I dieci comandamenti. Parliamo di Exodus: Dei e Re, il nuovo film di Ridley Scott che ricostruisce la storia di Mosè e la liberazione degli ebrei dalla schiavitù d’Egitto. Un autentico kolossal biblico di forte matrice hollywoodiana che schiera un cast di prim’ordine e un comparto scenografico e di effetti speciali di proporzioni gigantesche.

Ciò che colpisce delle clip viste in anteprima – un footage di 40 minuti complessivi, dove ciascuna sequenza è introdotta dal regista stesso – è proprio la spettacolarità dell’impianto visivo: quell’attenzione maniacale al dettaglio e alla ricostruzione storica (dai costumi alle scenografie, al trucco) che poi lascia spazio a travolgenti (letteralmente) scene di battaglia, dove il campo lungo si alterna a inquadrature più ravvicinate che proiettano direttamente lo spettatore sul campo. Come dimostra la sequenza dell’attacco agli Ittiti da parte di Mosè (Christian Bale) e del fratello Ramses (il Joel Edgerton di Warrior), alla guida dell’esercito egiziano. In quest’occasione Mosè salva Ramses, mantenendo fede a quel patto di fratellanza voluto dal padre (John Turturro): la prima clip infatti si apre con la richiesta che il faraone Seti rivolge loro di proteggersi a vicenda, suggellata dallo scambio delle rispettive spade. Una sequenza che, oltre alla spettacolarità, sorprende anche per il ritratto inconsueto del profeta: lontano dall’immagine dell’uomo mite e fedele a Dio che i testi sacri ci hanno restituito, il Mosè raccontato da Ridley Scott è un soldato esperto, «un combattente della libertà, in un mondo diviso dalle razze e dalle religioni» come ribadisce il regista.

La svolta per lui arriva nel momento in cui fa visita alla comunità ebraica e durante un confronto con il leader Nun (Ben Kingsley), quest’ultimo gli rivela la verità sulla sua nascita, a cui Mosè reagisce con riluttanza: «La verità non è mai stata una bella storia e voi ebrei non sapete raccontarla».
La progressiva presa di coscienza della propria identità culmina nella scena (la terza clip mostrata) in cui Ramses, venuto a conoscenza di questi rumor, fa convocare Miriam (Indira Varma), colei che li ha allevati, e chiede a quest’ultima di confessargli se lei è – come si dice – la sorella di Mosè e se è ebrea; pena l’amputazione di una mano. Lei nega per ben due volte, fino a quando la tensione si alza ed è lo stesso profeta a intervenire, urlando a gran voce: «».

Segue la sequenza in cui Mosè, accompagnato da Miriam e da Bithia (la figlia del faraone nonché madre adottiva di Mosè; le dà volto Hiam Abbass) viene bandito dal regno e mandato in esilio, privato dell’armatura e vestito solo di una umile tunica. La stessa con cui, dopo aver attraversato il deserto, arriva presso una tribù dove conosce colei che diventerà sua moglie: Séfora, interpretata dall’attrice spagnola Maria Valverde. Assistiamo a un assaggio del matrimonio e del momento di intimità che i due neo-sposi si godono dopo la cerimonia.

Le successive clip mostrano il primo tentativo di Mosè di negoziare con il fratello la liberazione del suo popolo dalla schiavitù; l’uomo è notevolmente cambiato: il suo tono di voce, seppur sempre autoritario, è più pacato. Solo di fronte alla provocazione di Ramses: «Ma quelli sono schiavi, sono come animali», il fratello reagisce con violenza e lo mette in guardia su un cataclisma che si abbatterà sull’Egitto. Il faraone non asseconda la sua richiesta ma chiede tempo, e poi lo interroga: «Con chi parli di queste cose?». «Con Dio» è la risposta di Mosè.

Delle dieci piaghe profetizzate, solo quattro ci vengono mostrate: nell’introdurle Scott ribadisce che gli effetti speciali non sono ultimati, anche se l’impatto delle sequenze è comunque forte: si parte con la tramutazione delle acque in sangue (e l’inevitabile morìa degli animali acquatici), l’invasione delle rane (che sorprendono nel sonno anche la moglie di Ramses), l’attacco delle mosche che si accaniscono sui cadaveri (Scott non si risparmia nemmeno sui dettagli più disgustosi, come ferite infestate di insetti e larve) e infine l’arrivo di sciami di cavallette.

L’ultima clip – anticipata da un ulteriore incontro tra Mosè e un Ramses ancora coperto di piaghe, questa volta non per negoziare ma per avvertirlo che «è in arrivo qualcosa su cui non ho alcun controllo e che metterà in pericolo l’intero Egitto» – è il preludio alla celebre passaggio del Mar Rosso. Gli israeliti guidati da Mosè sono in fuga, ma l’esercito di Ramses è alle loro calcagna: durante l’inseguimento gran parte degli egiziani vengono travolti da una frana, eppure il faraone ordina di procedere. Vedendoli farsi sempre più vicini, Mosè ordina al popolo di continuare a fuggire mentre lui, con un gruppo di uomini a cavallo (tra cui Joshua, interpretato dall’Aaron Paul di Breaking Bad), cavalca incontro a Ramses.
I colori sgargianti delle prime sequenze, quelle ambientate alla corte egiziana, qui lasciano spazio a un cielo minaccioso, reso ancora più plumbeo dall’“effetto oscurante” del 3D, che pure contribuisce a dare più volume alle sequenze, soprattutto quelle d’azione.
Sullo sfondo si intravedono dei fulmini: come andrà a finire è cosa nota, ma non come l’avrà resa sullo schermo Ridley Scott. Per questo bisogna attendere ancora fino al 15 gennaio, quando Exodus: Dei e Re arriverà nelle nostre sale.

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