Fan di Mission: Impossible? Allora questo sottovalutato cult con Nicolas Cage è il film che fa per voi
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Fan di Mission: Impossible? Allora questo sottovalutato cult con Nicolas Cage è il film che fa per voi

Intrigo, piani sequenza mozzafiato e una regia visionaria: questo film degli anni ’90 è il compagno ideale per chi ama le atmosfere cariche di suspense e i protagonisti sopra le righe

Fan di Mission: Impossible? Allora questo sottovalutato cult con Nicolas Cage è il film che fa per voi

Intrigo, piani sequenza mozzafiato e una regia visionaria: questo film degli anni ’90 è il compagno ideale per chi ama le atmosfere cariche di suspense e i protagonisti sopra le righe

Collage Mission: Impossible e Snake Eyes

Nel panorama delle pellicole action degli anni ’90, poche sono state così incompresse, affascinanti e contraddittorie come Snake Eyes, il thriller ad alta tensione diretto da Brian De Palma nel 1998 e interpretato da un Nicolas Cage in stato di grazia. Il film, accolto con freddezza dalla critica al momento dell’uscita, è oggi oggetto di una rivalutazione che lo posiziona come una delle opere più del regista – e come una visione imprescindibile per gli amanti del cinema d’azione alla Mission: Impossible.

Ambientato ad Atlantic City durante un incontro di boxe trasformato in evento mediatico, Snake Eyes si apre con un omicidio eccellente: il segretario alla Difesa degli Stati Uniti viene ucciso in diretta. A indagare, in un casinò affollatissimo e blindato, è Rick Santoro, poliziotto corrotto, narcisista e teatrale, interpretato da un Nicolas Cage che dosa perfettamente eccesso e consapevolezza. Quello che inizia come un caso da risolvere si trasforma rapidamente in un incubo claustrofobico, dove nulla è come sembra e ogni alleato può rivelarsi un traditore.

La regia di Brian De Palma è, come sempre, virtuosistica e barocca. Il lunghissimo piano sequenza iniziale – oltre 12 minuti di camera in movimento che segue Rick tra i corridoi, le sale e i palchi del casinò – è una delle sequenze più audaci mai viste in un blockbuster hollywoodiano. E non è un caso che, appena due anni prima, lo stesso De Palma avesse firmato il primo Mission: Impossible, creando con esso un’estetica dell’azione costruita sulla tensione, i silenzi e i giochi di sguardo. Snake Eyes riprende quel modello, lo chiude in una sola location e lo spinge al parossismo.

Cage si muove tra i neon e il caos con il carisma e l’energia che lo hanno reso una delle icone più divisive del cinema americano. Il suo Rick Santoro è viscido, esuberante, ma anche sorprendentemente umano. Dietro la facciata da imbroglione, c’è un uomo che si ritrova nel posto giusto al momento sbagliato, costretto a scegliere se redimersi o affondare con il sistema.

Il suo antagonista – Kevin Dunne, interpretato da Gary Sinise – è un uomo d’onore solo in apparenza. L’indagine porta Rick a mettere in discussione ogni cosa, e lo spettatore si ritrova immerso in un gioco di specchi fatto di tradimenti, telecamere nascoste, identità false e decisioni morali.

I parallelismi tra Snake Eyes e Mission: Impossible vanno ben oltre il regista e lo sceneggiatore (David Koepp, in entrambi i casi). Le due pellicole condividono una tensione che nasce dalla chiusura degli spazi, dalla paranoia crescente, dalla sensazione di essere sempre osservati. In Mission: Impossible, Ethan Hunt si muove in tunnel, treni, caveau sorvegliati. In Snake Eyes, Rick è bloccato in un casinò che sembra diventare sempre più stretto, a ogni scena.

Entrambi i film giocano con l’idea dell’identità, della percezione e della verità come costruzione. Ma mentre Ethan è una figura controllata e razionale, Rick è un caos ambulante. E proprio questa differenza rende Snake Eyes ancora più imprevedibile.

A rendere Snake Eyes ancora più affascinante è il fatto che il film che conosciamo non è esattamente quello che De Palma voleva realizzare. Il finale originale – mai distribuito nelle sale – prevedeva un’esplosione visiva e simbolica: una gigantesca onda che si abbatte sulla città durante una tempesta, distruggendo il casinò e trascinando via i corrotti. Una punizione quasi divina, spettacolare ma giudicata troppo esagerata dai test screening. Così il finale fu riscritto: più sobrio, più realistico, ma anche più amaro.

Eppure, all’interno del film restano tracce di quel finale tagliato: dialoghi che alludono a una tempesta imminente, immagini fugaci dell’oceano agitato, e persino la battuta finale di Rick, in cui racconta di “essere quasi annegato”.

Per chi ama il cinema di spionaggio d’autore, le scenografie teatrali e le storie in tempo reale dove ogni secondo conta, questo film è un’occasione perfetta per scoprire un thriller teso, ricco di invenzioni visive e con una delle interpretazioni più sopra le righe e affascinanti di Cage.

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Fonte: CBR

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