In questi anni le sparate di Donald Trump hanno conquistato con una certa regolarità le prime pagine dei giornali di mezzo mondo, spesso oscillando tra il grottesco, il provocatorio e il deliberatamente spettacolare. Dichiarazioni pensate per far discutere, iniziative annunciate con enfasi da showman consumato, progetti che sembrano usciti più da una writers’ room che da un’agenda politica tradizionale. Eppure, tra muri, archi trionfali e incontri di arti marziali sul prato della Casa Bianca, ce n’è una che più di tutte ha acceso una lampadina nella testa di chi mastica cinema e cultura pop: l’annuncio dei Patriot Games, una competizione sportiva giovanile nazionale che dovrebbe celebrare il 250º anniversario degli Stati Uniti. Un evento inedito, ambizioso, iper-patriottico… ma dove l’abbiamo già sentita questa storia?
Secondo quanto spiegato dallo stesso Trump, i Patriot Games dovrebbero svolgersi in autunno e durare quattro giorni, coinvolgendo i migliori atleti delle scuole superiori di tutto il Paese: un ragazzo e una ragazza per ogni Stato e territorio. Un grande evento sportivo, trasmesso in televisione, pensato come simbolo di unità nazionale e orgoglio americano. Fin qui, sulla carta, nulla di particolarmente inquietante. Eppure è bastato l’annuncio perché online scattasse immediatamente il paragone con Hunger Games, con meme, commenti e ironie che hanno fatto rapidamente il giro dei social, soprattutto tra gli oppositori politici del presidente.
Il riferimento non è casuale. La saga di Hunger Games, nata dai romanzi di Suzanne Collins e diventata un fenomeno cinematografico globale a partire dal 2012 che tornerà sul grande schermo anche nel 2026 con un altro prequel, è ambientata in un futuro distopico in cui la nazione di Panem è divisa in distretti. Ogni anno, come punizione per una ribellione passata, il potere centrale costringe ciascun distretto a offrire due giovani, un ragazzo e una ragazza, che vengono mandati a partecipare agli Hunger Games: una competizione televisiva in cui i partecipanti sono costretti a combattere fino alla morte in un’arena, sotto gli occhi di un pubblico trasformato in spettatore vorace e anestetizzato.
Al centro della saga c’è proprio la spettacolarizzazione della violenza, l’uso dei giovani come simboli e strumenti di propaganda, e la trasformazione di una tragedia in intrattenimento di massa. I giochi sono presentati come celebrazione dell’ordine e della grandezza della nazione, ma in realtà servono a ribadire il controllo del potere e a soffocare ogni forma di dissenso. È evidente che i Patriot Games annunciati da Trump non abbiano nulla di mortale o coercitivo (è così, vero?!), ma la struttura narrativa – giovani selezionati da ogni territorio, competizione nazionale, evento televisivo, retorica patriottica – richiama inevitabilmente l’immaginario costruito dalla saga.
Non a caso Hunger Games è sempre stato letto anche come una critica feroce alla politica trasformata in spettacolo e alla fusione tra potere, media e intrattenimento. Un terreno che Trump, da ex star televisiva e presidente con una spiccata vocazione mediatica, conosce molto bene. Che si tratti di una coincidenza, di una provocazione involontaria o semplicemente dell’ennesima trovata pensata per far parlare di sé, poco importa: l’effetto è quello di aver evocato uno degli universi cinematografici più iconici degli ultimi quindici anni.
Così, mentre l’America si prepara a festeggiare il suo 250º compleanno tra archi monumentali, fiere patriottiche e incontri di UFC sul prato presidenziale, l’idea di una grande competizione giovanile nazionale finisce per essere filtrata inevitabilmente attraverso la lente del cinema. E quando la realtà comincia a sembrare il pitch di un blockbuster distopico, fermarsi un attimo e chiedersi “ma non l’abbiamo già visto sul grande schermo?” diventa quasi inevitabile.
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Foto: Patrick Smith/Getty Images
Fonte: CNN
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