Rapporto con i David di Donatello, spazio al cinema italiano e apertura alle star americane. In una lunga lettera indirizzata al Corriere della sera, il sindaco di Roma Gianni Alemanno specifica la sua idea di Festa del Cinema. «La Festa del Cinema», scrive il sindaco, «ha mostrato dei limiti di significato e di struttura ben noti agli stessi organizzatori; in particolare la seconda edizione è stata caratterizzata da defezioni, cedimento nell’impianto organizzativo, sforamenti di budget. Ma è la sua filosofia di base che ci lascia perplessi: una grande kermesse, priva di una reale valenza competitiva, senza un riflesso sul mercato, in cui i partecipanti sono praticamente spesati per far bella mostra di sé». L’idea per rilanciarla è quella di farne uno strumento di supporto al cinema italiano: «La produzione italiana ha registrato anni difficili sia nel numero delle produzioni che nella capacità di penetrazione commerciale. I dati dello scorso anno lasciano intravedere segni di una possibile ripresa… In questo percorso la Festa del Cinema può essere uno strumento di valore strategico, purché si abbia il coraggio di rivederne l’impianto. Non pensiamo assolutamente, né mai abbiamo detto, che deve escludere le produzioni straniere, semmai deve acquisire contenuti che la mettano al livello di altri eventi internazionali. Il tutto guadagnando una reale centralità per la nostra produzione nazionale». Aggiunge Alemanno: «Per questo una delle direttrici su cui abbiamo dichiarato di volerci muovere è quella di un possibile processo di unificazione con l’altro grande evento che riguarda il cinema a Roma, il premio David di Donatello, questo sì rivolto a valorizzare l’esperienza italiana». Infine una parola sulla presenza delle star americane: «Intendo inoltre rassicurare i grandi interpreti del cinema americano e internazionale: saranno sempre nostri graditi ospiti e il Comune di Roma offrirà a loro e alle case di produzione, più che una strumentale ed effimera esposizione mediatica, i supporti più adeguati per svolgere e promuovere il loro lavoro».

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