Qualcuno propone di inserire il Maestro nell’elenco dell’Unesco del Patrimonio dell’Umanità, lui sorride ringrazia e ribatte «Grazie ma visto che i siti e i parchi naturalistici protetti stanno diventando discariche preferirei di no!»

La sala è gremita di giovani e di scolaresche, tutti sono pronti ad ascoltare Andrea Camilleri che parlerà degli  anni della sua adolescenza, del genere di cinema che ha influenzato la sua vita e delle sue esperienze passate e presenti.

Il viaggio inizia, Camilleri ci fa fare un salto temporale di circa 70 anni; il Maestro (così lo chiamano tutti, ma lui non si stanca di ripetere che forse è un po’ esagerato) inizia a parlare con la sua inconfondibile voce profonda e roca. Ci ritroviamo in una torrida Sicilia, a Porto Empedocle, sua città natale, intorno alla metà degli anni ’30 quando nell’unico cinema trasmettevano ancora film muti, anche se il sonoro era già stato introdotto e le scelte cinematografiche erano veramente ridotte.

«Il cinema dei miei primi anni, ricordo che andavo di nascosto dai miei genitori, era il cinema “ingenuo e semplice” americano, c’erano solo i film di Tarzan e i film Horse Opera, che poi erano i precursori del genere western, poi sono venuti i film sui gangster. Qualche anno dopo (metà degli anni ’30), la cinematografia italiana cominciava a produrre le prime opere e la scelta era un po’ più ampia». Da qui Camilleri inizia a raccontare come i film di Mario Camerini, che avevano protagonista un giovanissimo Vittorio de Sica, siano stati molto importanti per lui: «Camerini aveva una poetica attenta alle piccole cose, ai dettagli, lui era il poeta della piccola borghesia», e queste piccole cose erano importanti in un periodo in cui, di li a pochi anni, il fascismo avrebbe imposto severe direttive che avrebbero condizionato molto la produzione cinematografica italiana.

Camilleri ci racconta con molta simpatia anche come sia cambiato il rapporto che lo spettatore aveva con la sala cinematografica, di come una volta il pubblico in sala partecipasse con battute e commenti, a voce alta, durante la proiezione dei film: «Mi piaceva essere spettatore, mi piaceva quella complicità che si creava nel buio della sala, era bello vedere le facce degli altri e quindi le loro reazioni, mentre guardavano la tua stessa scena».

Andrea Camilleri conclude la sua dissertazione sul cinema del passato raccontando un breve ma significativo aneddoto: «Era il 1943, il fascismo era caduto e in Sicilia sbarcarono gli americani e con loro fu proiettato il primo film americano: Serenata a Vallechiara (1941) c’era una scena in cui suonava l’orchestra di Glenn Miller, bhe, quella fu una vera e propria esplosione di sensi che significava l’arrivo della libertà.»

Il breve viaggio nel tempo finisce qui ma Andrea Camilleri è affiancato sul palco dal giovane Michele Riondino (Il passato è una terra straniera). Entrambi sono fieri di presentare il progetto che riguarda i nuovi episodi televisivi dedicati a Montalbano. Riondino non sostituirà Luca Zingaretti ma vestirà i panni del giovane Montalbano nei nuovi episodi (6 in tutto), coprodotti da Rai Fiction e Palomar, per la regia di Gianluca Tavarelli, che andranno in onda nel 2012.

«Montalbano invecchia con i miei libri, ma ho dei romanzi che raccontano le sue prime inchieste e gli anni della sua giovinezza. Quando ho saputo che si sarebbe fatta una serie per raccontare il giovane Montalbano ho provato un senso di commozione perché è stato come se il personaggio avesse generato un erede, e quindi così, può continuare a vivere».

Alla domanda sulla scelta di Michele Riondino come attore, Camilleri, con la sua solita arguzia e prontezza di spirito risponde: «Io come autore non ho mai detto nulla sulla scelta degli attori, Luca (Zingaretti n.d.r.) non aveva certo il “phisique du role”, il mio Montalbano è più vecchio e, inoltre, è pieno di capelli. Si immagini quando l’ho visto: una palla da biliardo… ma a me “non me ne può fregar di meno”, perché ero certo della sua bravura. In fondo l’importante di un attore è che, in quell’ora e mezza di film, ti dia a bere il fatto che nessuno meglio di lui avrebbe potuto interpretare quel determinato ruolo. E Luca c’è riuscito. Pe quanto riguarda Michele, è un bravissimo attore, abbiamo parlato molto del giovane Montalbano, gli ho anche raccontato cose che non ho mai scritto nei miei romanzi, cose che sono solo nella mia fantasia».

Riondino prende la parola e confessa:« Quando mi hanno proposto il ruolo ero molto spaventato, ma sapere che Andrea era d’accordo sulla scelta mi ha spinto ad accettare e a impegnarmi per fare del mio meglio. In Montalbano leggo molto di Andrea, e del suo passato. Il mio giovane commissario avrà un temperamento sanguigno. Ho immaginato una Sicilia “arcaica” (i film saranno ambientati tra gli anni ’50 – ’60) dai colori accesi. Il mio personaggio sarà un Montalbano forte e dal carattere molto pratico, molto ricco di dettagli.»

L’ultima battuta spetta al Maestro che si rivolge ai ragazzi presenti con un messaggio chiaro: «Ragazzi siate voi stessi e non fatevi condizionare in nessun modo da una società che finge».

Michele Riondino e Andrea Camilleri

© RIPRODUZIONE RISERVATA