«La scuola che racconto è autentica. Non c’è invenzione totale né di personaggi, né di contesto». Così il regista Valerio Jalongo (Sulla mia pelle) parla de La scuola è finita, primo italiano in concorso, che ha per protagonista una generazione scontenta, di professori poco motivati, ma desiderosi e di famiglie assenti.  Daria (Valeria Golino), insegnante di Scienze in un istituto tecnico, si sta separando da Talarico (Vincenzo Amato), professore di italiano: i due insegnano in una scuola «noiosa, priva di slancio e passione «spiega Jalongo». «Sono anch’io un insegnante: volevo raccontare due professori che, cercando di entrare nella vita personale di Alex, uno studente, che ha alle spalle una famiglia assente, sbagliano ma allo stesso tempo fanno la cosa giusta. Originariamente il titolo  era Laria, perché a me sembra che manca l’aria, la passione nelle scuole». Il nome dell’istituto dove si svolge la scuola è Pestalozzi «dal nome di un educatore svizzero che diceva che nessun apprendimento vale qualcosa se toglie la gioia. Infatti la scuola deve rappresentare la conoscenza come un’occasione di gioia, apertura e passione. Non ho inventato nulla:  il video diario La scuola è finita non è un film di denuncia sociale o autoreferenziale. Speravo di fare un film solo per i ragazzi, una generazione cinica disincatata rispetto al futuro: per questo mi ha colpito che il film fosse invitato a partecipare da più festival come quello di Locarno e di Venezia».  Il film, con le musiche del gruppo Le vibrazioni, ha tra gli sceneggiatori Francesca Marciano (L’amore é eterno finchè dura) e anche il regista Daniele Luchetti (La nostra vita), che però non ha scritto la storia, «ma essendo mio amico, «spiega il regista», ha seguito il film sin dai tempi del trattamento: il suo aiuto è stato importante anche perché ripeto nulla è totalmente inventato: dai buchi nelle porte delle aule, dalla tolleranza della droga nella scuola: nei bagni dei nostri istituti c’è consumo di droga anche leggera che genera dipendenza emotiva totalmente sbagliata».
Sulla contestazione di ieri dove 32 associazioni di categorie del cinema hanno manifestato contro il governo Valeria Golino aggiunge: «la protesta di ieri è la conseguenza di un malesser che va a avanti da troppo tempo. E c’è una sorta di somiglianza tra l’occupazione del tappeto rosso e l’occupazione nel film perchè la scuola rappresenta il primo avvicinamento alla cultura».

Ecco il trailer del film:

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