Questo Festival di Roma ha simostrato che uno dei problemi più sentiti, a livello mondiale, riguarda l’educazione delle nuove generazioni. Le difficoltà dei genitori e della scuola nel tracciare una strada per i ragazzi hanno trovato diversi modi di arrivare sul grande schermo: Haevnen, La scuola è finita, I Want To Be A Soldier, persino Let Me In, che parla di vampiri. Tutti questi film ruotano intorno ai problemi legati alla mancanza di punti di riferimento forti ed alle loro conseguenze. Waiting for Superman di Davis Guggenheim invece è un documentario che descrive la drammatica situazione della scuola pubblica americana. Centinaia di scuole primarie, anche a New York, Washington e Los Angeles, sono “fabbriche di bocciati”, che condannano gli studenti ad un prematuro abbandono delle scuole superiori, per non parlare delle percentuali di studenti che arrivano al college. I dati a riguardo sono allarmanti e il divario tra scuola pubblica e privata è tale che i ragazzi non privilegiati non potranno mai, in nessun caso, riscattarsi socialmente. Il sindacato degli insegnanti è una potenza politica che ha in mano entrambi i partiti politici principali e ostacola qualunque riforma che potrebbe danneggiare la categoria a vantaggio di un sistema migliore. Le poche scuole che garantiscono una buona istruzione hanno una disponibilità di posti che non riesce a soddisfare la richiesta, per cui l’assegnazione è decisa a sorte, con una lotteria.

Il documentario segue le storie di alcuni bambini, di diversa età ed estrazione sociale i cui destini sono affidati ai bussolotti della lotteria, che rappresentano, con crudele ironia, il caso che determina tutto il corso della vita. Verrebbe da chiedersi a chi è diretto un film come Waiting for Superman. Le migliaia di famiglie che subiscono la mancanza di una adeguata istruzione primaria non hanno bisogno di film, i grandi magnati che potrebbero smuovere in maniera decisiva le acque (come Bill Gates) sono perfettamente al corrente della situazione. Bisogna rendersi conto però che gli Stati Uniti sono una realtà in cui le grandi città non sono rappresentative della società e la maggior parte delle persone vive isolata, lontana da centri abitati, completamente all’oscuro dei problemi della nazione o che certe situazioni potrebbero essere modificate se un movimento che parte dal basso decidesse davvero di agire. Ecco spiegato il titolo: non si può aspettare che Superman risolva la situazione, perchè nessuno, da solo, può farlo e Superman non esiste. C’è bisogno di uno sforzo collettivo, di volontà e di azione.

Waiting for Superman non ha la struttura accattivante o l’ironia di un film di Michael Moore, ma è un disperato appello agli americani per smuoversi, per destabilizzare un sistema cristallizzato dalle lotte tra il sindacato degli insegnanti e le istituzioni in cui a perdere sono i giovani e, in prospettiva, tutto il paese. E’, soprattutto, la dimostrazione che qualcosa si può fare perché è già stato fatto (e forse non tutti lo sanno), ma non è giusto che i progressi ottenuti con le charter school (slegate dai sindacati) siano a beneficio di pochi estratti a sorte. Per noi, un film che può spingere non tanto a preoccuparsi per gli americani, ma a riflettere su una situazione che potrebbe, tra breve, somigliare molto alla nostra.

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