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Un nuovo direttore significa un nuovo “regime” festivaliero, e una delle idee di Marco Müller è quella dei film a sorpresa. Il primo, presentato ieri alla stampa, è un kolossal storico cinese, Back to 1942, tratto dal romanzo di Zhenyun Lui (anche sceneggiatore del film), che fa conoscere al mondo, e alla stessa Cina, una delle pagine più drammatiche della storia di quel Paese. L’anno, naturalmente, è il 1942: mentre l’Europa è nel pieno della seconda guerra mondiale, in Cina scoppia una delle più grandi carestie della storia del Paese, che provoca il decesso di oltre tre milioni di abitanti dell’area di Henan. Lo scontro fra il contingente giapponese e quello cinese si riversa in quest’area, e alla popolazione vengono sottratte le forniture di grano per finanziare il conflitto. Per sopravvivere, il proprietario terriero Fan (Zhang Guoli), il suo servitore (Shuang Zhu), la figlia sedicenne di Fan (Fiona Wang) e la moglie di Shuang (Xu Fan) fuggono verso la vicina provincia di Shaanxi. In un territorio come quello della Cina, il concetto di vicino non è lontanamente simile al nostro, e la marcia di oltre 600 km si trasforma in un lungo cammino di sofferenza, aprendo lo spaccato su una dolorosa ferita.

All’interno del film troviamo anche Adrien Brody, premio Oscar per Il Pianista, film che lo vedeva protagonista nello stesso contesto storico (quello della Seconda guerra mondiale). In Back to 1942 Brody interpreta Theodore White, giornalista statunitense (realmente esistito) che grazie al suo lavoro sul campo porta gli Stati Uniti e l’Occidente a conoscenza della carestia e della morte dei rifugiati su cui si snoda l’intero film. Un cast formato da grandi attori asiatici e star Hollywodiane (oltre a Brody anche Tim Robbins) per un film epico in stile Via col vento: costato circa 35 milioni di dollari, il film ricostruisce minuziosamente una pagina della storia cinese prima dimenticata, poi censurata, con l’intento di trasmettere alle generazioni di oggi, e a tutto il mondo, un’importante memoria storica.

Con questa prefazione si apre la conferenza stampa alla presenza di due degli attori protagonisti  Xu Fan e Zhang Guoli, del regista Feng Xiaogang, dello sceneggiatore e scrittore Zhenyun Lui e con la grande assenza dell’atteso Adrien Brody. Ecco il resoconto dell’evento.

Cosa l’ha spinta a raccontare questo episodio e quali sono stati gli ostacoli nell’affrontare questo tema che tratta una grave dimenticanza?
Feng Xiaogang: «Non c’è stata una dimenticanza, ma nello stesso tempo questo fatto non è stato reso noto subito né ai cinesi né al resto del mondo. 1942 rielabora questo periodo, e il libro da cui è tratto è stato fonte di ispirazione per me. La difficoltà è stata nel trasporre il linguaggio cinematografico in sceneggiatura, perché il romanzo era uno scritto d’inchiesta, raccontava il filo storiografico ma non aveva personaggi né una trama. Ho chiesto a un gruppo di cineasti cinesi consigli su come trasporre questo romanzo, e loro mi hanno sconsigliato di metterlo in scena: per loro sarebbe stato impossibile, nonostante fosse un ottimo romanzo. Ma con il nostro lavoro abbiamo reso possibile una cosa impossibile. Nel 2000 è stata la prima volta che ho provato a realizzare il film, ed è anche l’anno in cui ho registrato il primo fallimento, il secondo è arrivato nel 2002 e il terzo nel 2004. Solo nel 2010 siamo riusciti effettivamente a portartlo a termine. Posso permettermi di scommettere su questo film, il 29 novembre ci sarà la prima cinese in 8.000 sale, vedremo come sarà recepita l’opera».

Come si inserisce il personaggio di Adrien Brody all’interno del contesto, con il suo sguardo occidentale su una tragedia orientale?
Zhenyun Lui: «Il personaggio che interpreta Adrien è un personaggio esistente nella storia. Adrien, con il suo lavoro, è divenuto un beniamino del cinema, e rimane sempre un grande attore, che ha approfondito i discorsi di preparazione con il nostro regista in Cina. C’erano diversi punti di vista rappresentati dallo sguardo del suo personaggio: il governo, per esempio, o la religione, e questo fa di lui un tassello importante all’interno del puzzle. In questo film ci sono state sia star cinesi sia internazionali, per esempio Tim Robbins, l’attore hollywoodiano che interpreta un prete italiano. In Back to 1942 viene mostrato il lato più buio dell’umanità, ma al contempo è un film in cui c’è calore umano».

Ha avuto problemi di censura?
Feng Xiaogang: «I problemi negli anni precedenti erano dovuti alla censura. Questa volta ce l’hanno lasciato fare».

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