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Avvolto nelle polemiche, sin da prima dell’insediamento ufficiale del direttore artistico, il Festival Internazionale del Film di Roma ha fatto parlare di sé, applicando, involontariamente o no, il principio del “purché se ne parli”. Contestazioni, lotte politiche (quasi machiavelliche) e succose anticipazioni rivelate, per poi essere smentite nella conferenza d’apertura, ci hanno accompagnato nel corso dei mesi.

Ora il Festival è finalmente iniziato, ma le polemiche rimangono le stesse. Alla base lo stesso principio, poco tempo per la creazione di un programma più corposo (leggi più ricco di glamour, una parola che nei corridoi dell’Auditorium va tanto di moda, e star di Hollywood) ma ancora un elogio al lavoro di squadra.

Il presidente Paolo Ferrari e il direttore artistico Marco Mueller prima di presentare e giurie hanno risposto alle, ennesime, dichiarazioni di malumore, concentrandosi però sui risultati. La prima riguardava i biglietti venduti, non un 50% in meno come era circolato gli scorsi giorni “ma solo un calo del 15%“, ha precisato Ferrari, “con un aumento del 30% delle richieste di accredito“. Per quanto riguarda la critica dell’evoluzione del Festival da festa a appuntamento più per cinefili Muller ha risposto citando Gianluigi Rondi, l’ex presidente della manifestazione, essendo stato lui il primoa dichiarare che non aveva mai diretto una festa e che poteva presiedere solo ad un Festival. “C’era già una scissione prima che arrivassi io: ho solo aggiunto sfaccettature e non capisco dove abbiamo perso, ci sono fasce proiezioni con tantissimi film di genere, anche film hollywoodiani. Abbiamo giocato la carta di un Festival che coniuga i due versanti, non divisi da steccati: il cinema popolare e quello d’autore non si guardano in cagnesco ma cercano di dialogare fra loro. Non abbiamo privilegiato un aspetto escludendo gli altri“.

Morale della favola? Si risolve in parità il confronto con la stampa ma i conti vanno fatti alla fine. Quindi appuntamento rimandato, con un po’ di malcontento, al 17 novembre.

Presentata poi la Giuria di Prospettive Italia, composta da Babak Karimi, Anna Negri, Stefano Savona, Zhao Tao, e a cui presiederà Francesco Bruni che ha dichiarato quanto il momento sia brutto per gli esordienti, e di essere felice che ci siano produttori che desiderano investire nelle opere prime e seconde, perché i lavori sono ottimi, ma purtroppo non riescono ad ottenere il successo meritato e sperato al botteghino.
La notizia positiva viene invece dalla Business Street, perché saranno almeno due i film italiani che saranno comprati, secondo le quote di disponibilità dei film importabili, dalla distribuzione cinese.

Muller, poi, nel presentare la Giuria Internazionale, ha ricordato quale deve essere secondo lui il principio di eleggibilità di un film alla lista dei partecipanti ad un Festival: quello “del cavallo dei pantaloni stropicciati”. Ovvero: se durante un film i pantaloni si sono stropicciati, segno di agitazione, il film non può andare bene, perché per essere perfetto un film ti deve inchiodare sulla sedia e non farti dimenare come un ossesso.

A pensarla come lui anche la Giuria presieduta da Jeff Nichols e composta dal regista e produttore Timur Bekmambetov, dall’attrice italiana Valentina Cervi, dal regista australiano P.J. Hogan, dal critico cinematografico e direttore di festival statunitense Chris Fujiwara, dalll’attrice iraniana Leila Hatami, e dallo scrittore e regista argentino Edgardo Cozarinsky. Tutti emozionati di ritrovarsi, alcuni per la prima vola, a giudicare dei film, pronti a farsi travolgere dall’alchimia che si creerà.

Qui sotto le foto di Mueller e Ferrari durante la conferenza stampa:

(Foto Getty Images)

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