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Peter Greenaway, dopo Nightwatching, torna a parlare dei pittori olandesi nel suo nuovo film a sfondo erotico Goltzius and the Pelican Company. La storia è quella di Hendrik Goltzius, uno dei primi incisori di stampe erotiche del tardo Cinquecento. Goltzius è deciso a pubblicare un libro che riproduca le immagini di alcune delle più controverse storie del Vecchio Testamento. Convince, così, il margravio d’Alsazia a finanziare il volume, a suo dire straordinario. Per vincere le resistenze del nobile, lo stampatore promette di allestire per la corte una rappresentazione teatrale che metta in scena l’intera opera, basata sui racconti erotici di Lot e le sue figlie, Davide e Betsabea, Sansone e Dalida e infine Salomè e Giovanni Battista.

A seguito della proiezione, regista e cast (tra cui gli attori italiani Giulio Berruti, Flavio Parenti e Francesco De Vito)  hanno incontrato la stampa per parlare del film.

Parlaci del tuo interesse per Goltzius e del motivo per cui ha deciso di fare questo viaggio particolare.
Sebbene, dopo aver girato un paio di film su Rembrandt volessi fare un film su un regista, Goltzius era un soggetto che si prestava perfettamente per affrontare temi pratici, eretici ma soprattutto, in termini molto più cinici si prestava a parlare di erotismo che al giorno d’oggi, con la tecnologia, è molto più alla portata di tutti. Soprattutto perché il sesso fa vendere e porta con se una notevole base commerciale. Tutti noi, sicuramente anche voi che siete presenti in sala, tutti siamo profondamente affascianti dal sesso. Dalla pittura veneziana del sedicesimo secolo, al cinema del diciannovesimo secolo, fino all’avvento di internet negli anni ’80, tutto è sempre stato pregno di erotismo e pornografia. Ed anche al giorno d’oggi il mondo cibernetico/virtuale che crea una seconda vita ne è pieno. Ogni nuova tecnologia crea nuovi punti di vista e di conseguenza grande eccitazione in merito alla rappresentazione della sensualità. Da qui mi è venuta voglia di creare una storia fictionale su questo straordinario gentleman che avevo voglia di farvi conoscere.

Parlando del processo di realizzazione del film, come hai lavorato con i tuoi attori?
(Scherza) è molto ingiusto fare questa domanda in questo contesto! Credo sarebbe più giusto chiederlo a queste persone. Ho parlato con loro del controllo della creatività attoriale, che lo puoi indirizzare, ma è una cosa spostanea perchè è insito nel DNA dell’attore e dell’artista. Ho chiesto loro di pensare alla loro vita sessuale per capire a fondo di cosa parlasse il film. Alla fine nonostante l’ambientazione e i costumi è sempre l’attore a doverci sorprendere.

Sarebbe dunque carino sapere dagli attori come hanno affrontato il processo di lavorazione del film.
Anne Louise Hassing (che intepreta Susannah): È stata un’esperienza fantastica perchè la regia di Peter offre all’attore molto spazio libero per lavorare e aiuta la creatività. Abbiamo fatto molte prove, ma avevo capito che Peter voleva vederci recitare in modo spontaneo. In questo film ho sentito di fare molta più recitazione teatrale di quella a cui sono abituata e mi sono sentita molto più libera senza apparire stupida. Per quello che concerne la nudità lo vissuta come fosse un costume, perché non ho mai provato quello che ho provato ad essere parte di questa bellissima e ricca opera di Peter Greenaway.

A parte la rappresentazione del sesso, una parte importante del film è anche il confronto tra i rappresentanti delle diverse religioni che è un tema molto attuale. E’ un tema su cui voleva effettivamente soffermarsi?
È vero, è tragico come nel film la Cristianità sia così arrabbiata, così disturbata dal sesso. Voglio dire è assolutamente necessario per noi fare sesso per procreare, ma lo disprezza in quanto tale. Abbiamo preso tre diverse religioni europee ed abbiamo cercato di vedere l’argomento attraverso i loro occhi.

Come si sono trovati gli attori italiani a lavorare con un regista come Peter Greenaway che in Itala non c’è?
Risponde per primo Stefano Scherini – che interpreta Johannes Cleaver, un prete protestante calvinista – dicendo che è sato un onore lavorare con lui proprio perchè è difficile trovare un regista così in Italia. La cosa che lo ha stupito è la fiducia che Peter ripone negli attori. Chiede cose molto precise ma poi lascia anche molto andare ed è una cosa bella. Ha un grande rispetto ed una grande fiducia per gli attori che ha di fronte e quando ha avuto bisogno di chiedergli delle cose perché le scene non erano facili, gli ha risposto con grande precisione aiutandolo molto. La parola passa a Giulio Berruti che nel film veste i panni dello scrittore Thomas Boethius e che, come il collega Scherini, tesse le lodi del regista ed esprime gioa e soddisfazione per il lavoro svolto insieme. Infine è la volta di Flavio Parenti (Eduard) che – citando il compianto Vittorio Gassman – dice di essersi sentito, in senso assolutamente buono, una via di mezzo tra un sacerdote ed una puttana e di aver finalmente capito cosa intendeva il grande Gassman con questa affermazione.

Cosa ci può dire del suo prossimo progetto? Ci sarà nuovamente del sesso? Sarà in 3D?
È girato in Portogallo, che oggi come oggi è una grande capitale culturare ed investe molto denaro nella produzione cinematografica e anche in quella 3D. Sono sempre stato piuttosto scettico sul 3D, perché ritengo che sia una tecnologia piuttosto limitata. Il 3D cambia tutta la sintassi, la grammatica ed il vocabolario del cinema, ma è comunque importante per chi fa cinema conoscere questa tecnologia. Purtroppo non riusciremo a finire la post-produzione prima di Natale ma spero che il film, o almeno una parte di esso, possa essere mostrato al Festival di Berlino. Per quanto rigurarda il sesso, il film parla di alcuni eroi ed eroine portoghesi che sono piuttosto sexy, ma credo che potremo fare a meno del sesso.

Sotto, una clip del film:

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