Difficile stupirsi per un film scritto e diretto dallo sceneggiatore di Wes Anderson: Roman Coppola, ennesimo rampollo della prolifica famiglia di Francis Ford, ha presentato oggi a Roma il suo A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III, e il risultato è, ovviamente, una copia (secondo noi malriuscita) delle opere più bizzarre del regista di Moonrise Kingdom. Non solo perché molti dei volti presenti (Bill Murray in primis) fanno parte della scuderia-Anderson, ma anche, soprattutto, perché il film, vuoto di contenuti ma visivamente gradevole e ricco d’inventiva, mette in scena le solite nevrosi e manie che ormai abbiamo imparato a conoscere nei film del regista texano.

Si racconta, tra cronaca e delirio visivo – con sogni, siparietti, flashback dentro ad altri flashback – della vita di Charles Swan (Charlie Sheen: il suo personaggio è pericolosamente autobiografico), designer e viveur, ubriacone e romantico dal cuore spezzato, che tiene le foto delle sue ex nude in un cassetto ma continua a inseguire la bella Ivana (Katheryn Winnick), che lo ha da poco lasciato. La trama è tutta qui, e A Glimpse è una scusa per esplorare diversi aspetti della personalità di Charlie, dalla sua paura di morire al rapporto con la sorella (Patricia Arquette), passando per la passione per vodka e caviale e per il suo tucano Coco. È una favoletta autoreferenziale e falsa come una banconota da 7€, buona giusto per mostrare il talento visivo di Coppola e per intrattenere chi crede che la storia di un ricco annoiato e nevrotico possa essere interessante. Tra momenti che sembrano usciti dal Gondry più pacchiano e l’occhio costantemente rivolto al Fellini di («Mi fa un grande piacere che qualcuno abbia colto le citazioni!» dice con innocenza Coppola), A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III è una delusione.

Lo è anche per il pubblico e i giornalisti presenti alla conferenza stampa, che speravano di godersi Bill Murray e si sono invece dovuti “accontentare” di Coppola, presente insieme al produttore del film e alla splendida protagonista femminile Katheryn Winnick. Non che il buon Roman sia una persona poco interessante, al di là dello scivolone che è il suo nuovo film: «È dieci anni che non dirigo un film ma giuro che non l’ho fatto apposta! Mi sono perso per strada, perché oltre alla regia mi interessa anche la scrittura, la produzione, persino la pubblicità. Ho pensato di fare altri film in questi anni, ma questo è il primo che ho voluto a tutti i costi fare, e sapete perché? Perché era un film che volevo vedere, prima ancora che dirigere». La natura intima e bizzarra del film, inoltre, ha creato un clima speciale sul set, secondo la Winnick: «Roman mi ha approcciato dicendomi: “Ho scritto questo personaggio per te, e questo sarà un progetto guidato dalla passione prima di tutto, vuoi farne parte?”. Come facevo a dire di no?».

Le vere sorprese, comunque, arrivano quando Roman si apre davvero e parla a cuore aperto del suo film, sorprendendo soprattutto quando racconta del suo modus operandi: «Non mi interessa essere troppo concettuale, quando scrivo e giro penso alle cose pratiche più che al tono da dare al film; questo “tono” di cui si parla sempre viene spontaneamente, grazie ai vestiti, alla musica… Per me questo film in particolare è prima di tutto un gioco, una storia che parla di temi adulti come la fine di un amore ma lo fa con un tono da bambini. Mi ricorda quando ero piccolo e sfogliavo Playboy, e finivo a leggere i fumetti zozzi, popolati di donne indiane, di agenti segreti… è stata la mia più grande influenza».

Impossibile poi non chiedergli qualcosa sul protagonista, visto che A Glimpse sembra scritto apposta per Charlie Sheen più che il contrario. Qui Coppola diventa nostalgico: «Conosco Charlie da quando ha 11 anni e siamo amici da allora: ci siamo conosciuti sul set di Apocalypse Now, visto che i nostri rispettivi padri ci stavano lavorando. Quando mi è venuta l’idea per questo film, parecchi anni fa (sono piuttosto lento), volevo dividerlo in due parti: una sull’esaurimento nervoso del protagonista, una con la sua lenta ripresa. Poi ho pensato di ribaltare la prospettiva, e di trasformare il protagonista in uno che non prende questo evento con tristezza ma con allegria. Un giorno, avevo circa 70 pagine di copione pronte, Charlie mi chiama e mi dice: “Quand’è che facciamo un film insieme come i nostri padri?”. Lì ho avuto l’epifania ed è nato A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III». In fin dei conti, insomma, e al di là del valore del film, non si può non apprezzare la passione che Roman Coppola ci ha riversato. E a giudicare dai complimenti che gli sono piovuti addosso in conferenza stampa, gli estimatori non mancano: siamo onesti nel dire che siamo contenti per lui.

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