Noomi Rapace non è distante anni luce dalla Lisbeth Salander di Uomini che odiano le donne. Non veste come il personaggio che le ha regalato la fama, ma indossa due anelli gemelli di oro rosso (uno per mano) dal design un po’ punk, scarpe dal tacco vertiginoso e un top rosso vivo come il colore dello smalto alle dita delle mani. L’attrice svedese, lanciata dalla Millennium Trilogy sta vivendo un momento d’oro, la vedremo presto in Sherlock Holmes 2, al fianco di Robert Downey Jr. e Jude Law, e nel 2012 nel fantascientifico Prometheus di Ridley Scott. E’ proprio lei a raccontarcelo durante il Festival di Roma, dove ha presentato nella sezione concorso il film Babycall, “thriller dell’anima” in cui è una madre assillata dall’ex marito che le fa temere per la vita del figlio. Per questo motivo compra un babycall, ovvero due walkie talkie in comunicazione tra loro costantemente, da cui però percepisce le grida di un bambino…

Best Movie: Che cosa la spinge a cercare sempre e comunque ruoli così complessi?

Noomi Rapace: Non mi piacciono i ruoli sempre sorridenti, dove non c’è complessità non c’è neppure la sfida. Non posso accettare ruoli edulcorati e non mi vedrei in una commedia, anche se questo non significa che non abbia anche delle corde diverse, come quelle che mostro in Sherlock Holmes 2.

BM: Che cosa l’ha attratta in questo progetto?

NR: La possibilità di lavorare con Guy Ritchie e Robert Downey Jr, di cui ammiro profondamente l’energia. Era un grande set ed è vero che sono abituata a dimensioni più modeste, ma ho portato anche lì il mio modo di essere. Nel film interpreto una zingara, tosta e misteriosa. Gli zingari di solito non piacciono alle persone, vengono scacciati un po’ dappertutto e quindi sono sempre sulla difensiva.

BM: Sembra un’attrice che mette tutta se stessa nei ruoli che interpreta. E’ vero?

NR: Non amo le mezze misure. Io divento i miei personaggi, me li faccio scorrere nelle vene. Per mesi interi divento un tutt’uno con loro.

BM: Sarà così anche in Prometheus?

NR: Non ho mai interpretato un personaggio che mi abbia permesso di esplorare tutte le mie possibilità quanto quello. Interpreto una scienziata-archeologa di nome Elizabeth Shaw, una donna piena di energia, in questo che non è esattamente un prequel ma che i fan considerano tale. Fino a metà del film sono abbastanza tranquilla. Sono un’orfana a cui il padre ha insegnato a credere in Dio, ma a un certo punto si attiva una catena di avvenimenti che mi portano a diventare forte e combattiva.

BM: Come Ripley?

NR: Mi fa paura l’accostamento con la Weaver, perché è stata un’icona per noi donne, la prima donna guerriera. Quasi un prototipo. Però sì, mi sono ispirata molto al suo personaggio

 

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