Dopo The Promise, il documentario che nel 2010 aveva portato a Roma Bruce Springsteen, il Festival prosegue nel filone dei documentari musicali con la presenza – in concorso nella sezione EXTRA – di From the Sky Down, dedicato agli U2. Come nel caso di The Promise (dedicato all’album Darkness on the Edge of Town) il film si concentra sulla lavorazione di un album storico per la band di Dublino, quell’Achtung Baby che segnò un nuovo periodo di creatività per la band, dopo un impasse biennale che stava addirittura per portare allo scioglimento del gruppo.

Il film ricostruisce velocemente la gioventù e il primo decennio di carriera di Bono Vox, The Edge, Larry Mullen e Adam Clayton, per poi soffermarsi sulla crisi seguita all’uscita del live e del film Rattle and Hum, giudicato da molte riviste di settore dell’epoca un atto di esibizionismo prematuro ed eccessivo per quella che era la fama della band. Rattle and Hum segnava l’apice e il riassunto del periodo “americano” degli U2, una lunga serie di concerti e collaborazioni oltreoceano seguita alla pubblicazione di The Joshua Tree, che avevano sdoganato un’immagine seriosa e iper-impegnata del gruppo, alimentata anche dallo stile peculiare e tutto legato al bianco e nero del loro fotografo ufficiale Anton Corbjin. Corbjin chiedeva alla band di mostrarsi sempre algida e distaccata nelle sue fotografie, quasi eterea, una dote che spesso era associata al sound dei loro dischi. E Bono e gli altri avevano finito per adeguarsi al trend, replicando e tutelando quell’immagine anche in Rattle and Hum, dal quale pretesero fossero tagliate in fase di montaggio tutte le parentesi più scherzose e “familiari” dei loro dietro le quinte.

A tutto questo si aggiunse la separazione di The Edge dalla moglie, che per un gruppo così legato alla dimensione familiare dei suoi membri (le mogli di Bono e quella di The Edge erano molto unite e viaggiavano sempre assieme ai mariti) fu la classica goccia che fece traboccare il vaso.
A questo punto, dopo un lungo periodo di silenzio, nell’estate del 1990 gli U2, su iniziativa di Bono, decisero di iniziare una nuova fase creativa presso gli studi Hansa di Berlino, una città caratterizzata da un fermento sociale e artistico pazzesco, iniziato pochi mesi prima con il crollo del Muro (e in pratica perdurante ancor oggi). Lo spostamento geografico ispirò anche quello di stile, una nuova miscela di musica industrial tedesca e pop della club culture inglese. Il risultato, messo assieme con l’aiuto del produttore Brian Eno, è un rinnovamento a 360° della band, che si manifesta su più piani: il look da Mr.Fly di Bono, quasi una parodia del classico immaginario della rock star; reportage fotografici colorati e ironici (sempre curati da Corbjin); un sound diverso, ben rappresentato dai due amatissimi singoli The Fly e Misterious Ways.

Ed è proprio nel racconto del processo creativo che fu dietro questo storico album che il documentario di David Guggenheim dà il meglio di sé, lasciando finalmente spazio alla musica (nella prima parte del film ce n’è pochissima) e regalando alcune chicche che delizieranno gli appassionati (e non solo). Tra tutte la scoperta che la mitica One nacque dalla rielaborazione di un “ponte” (i tratti di raccordo di un brano che seguono strofe e ritornelli) inizialmente pensato per Misterious Ways. Quasi venti minuti di film permettono di ascoltare le sessioni di prova che portarono, nota dopo nota, tentativo dopo tentativo, alla nascita di quel pezzo storico.

From the Sky Down (da intendere come “dalla musica alle parole”, cioè dall’intuizione musicale alla sua realizzazione pratica in un brano compiuto) sarà pubblicato il 31 ottobre e venduto nei negozi insieme alla versione rimasterizzata appunto di Achtung Baby in occasione del ventesimo anniversario del disco.

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