Il 10 ottobre tutti i titoli saranno ufficiali, ma è possibile fin da ora cominciare ad esprimere qualche giudizio sulla prima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (in programma dal 9 al 17 novembre) diretta da Marco Mueller (la settima in assoluto).
La notizia del giorno è che Bullet to the Head, il thriller con Sylvester Stallone diretto da Walter Hill, sarà nella capitale, e verrà presentato in prima mondiale come antipasto alla premiazione del regista, cui verrà assegnato il Maverick Director Award alla presenza dello stesso Sly.

Non è poco: la presenza di un maestro consacrato del cinema di genere americano come Hill, e di un’icona pop come Stallone, indirizzano già il Festival di Mueller sul binario di una cinefilìa allegra, aperta appunto ai generi e affezionata ai fenomeni di culto. Una strada molto battuta negli ultimi anni anche da Cannes, e che sembra non appartenere invece per nulla alla Mostra di Venezia in versione Barbera, dove la cosa più vicina al cinema di genere popolare che si è vista quest’anno era l’inguardabile horror australiano Shark 3D.

A garantire l’attenzione della stampa internazionale, ci sarà poi l’anteprima mondiale del cartoon Dreamworks di Natale Le 5 leggende, con una serata di Gala cui parteciperà anche – in veste di produttore – Guillermo del Toro, già al centro dell’attenzione per il prossimo Pacific Rim. E se insieme al film arrivasse anche il doppiatore d’eccezione Hugh Jackman (che tra l’altro è anche protagonista di Les Miserables, un altro dei titoli cui pare Mueller stia facendo la corte…), l’eco mediatica sarebbe raddoppiata.

Altre notizie già certe: Matthew Modine come Presidente di Giuria per il Premio Opera Prima e Seconda, e un documentario su Carlo Verdone ad aprire la sezione dedicata al cinema nazionale Prospettiva Italia. Mentre per quel che riguarda la sezione dedicata ai nuovi linguaggi, ovvero alle opere più libere e sperimentali (un po’ come Orizzonti a Venezia), Cinema XXI, l’apertura spetterà a Centro Histórico, film a episodi diretto tra gli altri da Aki Kaurismäki e dal grande Manoel de Oliveira.

Ora bisogna vedere il resto del programma. Sono passati parecchi mesi, e altrettanta acqua sotto i ponti da quando Mueller ha promesso che in concorso e fuori concorso, al suo Festival, si vedranno soltanto prime mondiali (una sessantina in tutto), e molti sono scettici sulla possibilità che mantenga la parola. Di sicuro, alcune buone cartucce si sono già rivelate a salve: non si vedranno a Roma (o comunque, non in prima mondiale) Lincoln di Steven Spielberg e Hitchcock di Sasha Gervasi (entrambi finiti al Festival dell’AFI, American Film Institute). Sarà dura anche per l’attesissimo Django Unchained di Tarantino, e non tanto per la volontà di quest’ultimo – che di Mueller è amico da tempo e che ha dichiarato in prima persona che gli piacerebbe il film debuttasse a Roma – quanto per la difficoltà a terminare in tempo la postproduzione.

Più facile ipotizzare la presenza di Playing the Field di Gabriele Muccino, con Gerard Butler e Uma Thurman, Promise Land di Gus Van Sant con Matt Damon, e Twilight Saga – Breaking Dawn Parte 2 (la saga vampiresca qui è di casa, anche se finora si erano viste solo anticipazioni con stralci dei film al Festival).
Ma il vero colpo grosso sarebbe Zero Dark Thirty, l’action movie firmato dalla specialista Kathryn Bigelow, che racconta i giorni del ritrovamento e dell’uccisione di Osama Bin Laden.

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