«Ho 17 anni e non amo molto parlare. Sono un anarchico, odio la guerra, la politica e la religione organizzata. I miei dicono che sono un asociale perché non voglio andare all’università. Non ci voglio andare perché non voglio essere indottrinato. Mi bastano le idee che ho». Questo è James (Toby Regbo), il protagonista di Un giorno questo dolore ti sarà utile, il nuovo film di Roberto Faenza, presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, basato sul romanzo omonimo di Peter Cameron (edito in Italia da Adelphi).

James è un adolescente che ha difficoltà nell’uniformarsi a quella che, dai più, viene definita “normalità” e che, di conseguenza, si ritrova spesso in mezzo ai guai e a situazioni paradossali. Per cercare di riportarlo alla “normalità”, il ragazzo viene mandato in terapia da una life coach (Lucy Liu) che utilizza, durante le sue sedute, metodi non convenzionali che porteranno il ragazzo a scoprire chi è e cosa vuole veramente. A fare da contorno una famiglia decisamente “bizzarra”.

Il film, co-prodotto con gli Stati Uniti e prodotto da Elda Ferri e dal premio Oscar Milena Canonero, sarà nelle sale dal 24 febbraio, è patrocinato dall’American Academy e vede protagonisti Toby Regbo, Marcia Gay Harden, Lucy Liu, Stephen Lang e Debora Ann Woll.

Durante la conferenza stampa il regista definisce James un “indignados delle origini”: «Volevo rappresentare il contrasto tra il mondo dei giovani e quello degli adulti. James è visto come un diverso, gli adulti pensano sia un disadattato, lui si chiede cosa ci sia di speciale nella normalità, in fondo è un ragazzo normalissimo che ha solo scelto di non omologarsi al resto della società. Lui sa che il mondo del passato, quello dei suoi genitori, sta andando a rotoli e non vuole aver nulla a che fare con questo, James non è interessato ai soldi, preferirebbe fare il calzolaio piuttosto che andare a Wall Street a speculare e guadagnare soldi sulla pelle della gente. Il film parla di tutti noi, dei nostri ragazzi, racconta dei problemi di oggi e di come d’un tratto ci accorgiamo che il mondo non sta più in piedi. Un giorno questo dolore ti sarà utile è un atto d’amore verso la ricostruzione di un mondo migliore da parte di chi ancora “non sa” (i giovani) perché “chi sa” ha già fatto troppo… Noi abbiamo un’immagine stereotipata dei ragazzi, un’immagine che spesso li sminuisce, sono molto più intelligenti e profondi di quello che crediamo, dobbiamo dargli fiducia.»

Il regista parla anche dell’esperienza della co-produzione dichiarando di preferire di gran lunga lavorare all’estero perché in Italia ormai fare cinema è diventato molto difficile e ci sono poche opportunità, all’estero invece si viene valutati maggiormente e, anche se iniziare una produzione non è facilissimo, a questo proposito spiega come sia difficile ottenere alcuni permessi per girare, soprattutto dopo l’11 settembre, comunque il lavoro è sempre organizzatissimo perché per loro fare un film vuol dire fare soldi e quindi tutto è ottimizzato al meglio. «Questo film è stato messo in piedi dalle donne, Elda Ferri e Milena Canonero hanno fatto un lavoro meraviglioso, poi ho trovato una casting director favolosa, una delle migliori d’America, Avy Kaufman, si è occupata di tutto lei, mi ha trovato un cast fantastico, molti di loro non pensavo accettassero la proposta, tanto che una volta sul set tutto è stato automatico, tutto era miracoloso e perfetto tanto che mi sono detto: “ cosa ci sto a fare qui, tutto funziona anche senza di me!”».

Insomma da quanto detto in conferenza emerge un Faenza entusiasta dalla sua esperienza con le collaborazioni statunitensi, anche il cast, dal canto suo, mostra entusiasmo nell’aver potuto lavorare con un regista italiano: «Anche se il lavorare con un regista piuttosto che con un altro è una questione di persona e non di provenienza – dichiara Stephen Lang –  trovo che i registi italiani abbiamo idee precise su cosa sia l’America e grazie a queste idee “viste dal di fuori” loro ci aiutano a capirla meglio perché ci spiegano le differenze di vita. Per Roberto interpretare la quotidianità di New York è diverso rispetto a chi la vede dall’interno, lui la vede secondo un’altra prospettiva e questo per noi è illuminante».

Il cast, sia artistico che tecnico ha molta fiducia nel successo e nell’esportabilità di Un giorno questo dolore ti sarà utile perché alla fine è una storia universale che racconta la nuova generazione di giovani  che vogliono reinventarsi e non vogliono accettare passivamente quello che sta accadendo ora, ma il film è interessante anche, come fa notare Deborah Ann Woll, perché: «È importante raccontare le storie di chi si sente diverso, perché alla fine ognuno è unico al mondo e la diversità deve essere superata».

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