«A Venezia niente nozze coi fichi secchi: la scelta delle opere sarà sempre più selettiva per dare spazio a chi veramente lo merita, con pochi compromessi al di fuori della qualità». Incisivo, da Berlino Marco Müller, recentemente confermato per altri quattro anni direttore della Mostra, spiega le linee programmatiche delle prossime edizioni. «Da metà marzo, con la nomina della nuova commissione, inizieremo la scelta dei film, che saranno composti da diverse opere anglo-americane ma prevalentemente indipendenti, cioè il tipo di prodotto più congeniale alla Mostra». Il motivo? «è anche dovuto al lungo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood, causa di naturali ritardi di alcuni film che non saranno pronti per settembre». E mentre conferma ufficiosamente l’entrata in Commissione selezionatrice di Marie-Pierre Duhamel e Violetta Bellocchio, Müller sottolinea che «la decina di italiani al Lido dipenderà dalla qualità dell’annata, come sempre; di certo terrà conto di alcuni autori che proprio alla Mostra devono il loro esordio. Quanto al profilo che la Mostra dovrà avere, il direttore annuncia «la necessità di insistere su una visibilità mediatica del tutto peculiare: vale a dire non a rimorchio di strategie promozionali decise altrove, ma anzi, diventare un luogo che metta in risalto i valori culturali ma anche di mercato di prodotti non commerciali».

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