Ad oggi siamo ormai abituati a vedere serie Tv che non si fanno problemi spingere sull’acceleratore della violenza e delle immagini esplicite, tuttavia ce n’è una che, in tempi non sospetti, ha messo in piedi una trama e un contesto narrativo ha portato ogni elemento all’estremo, immergendoli inoltre in un contesto tanto familiare quanto realistico.
Stiamo parlando di Banshee – La città del male, una serie crime thriller che mescola una quantità impressionante di violenza, sesso e brutalità in un cocktail dedicato esclusivamente agli stomaci forti. Andata in onda per quattro stagioni a partire dal 2013, la serie è diventata negli anni un piccolo cult per gli appassionati del genere e, a distanza di oltre un decennio dal debutto, rappresenta ancora una delle esperienze più selvagge che si possano trovare nel panorama crime televisivo.
Dimenticate quindi il classico poliziesco: Banshee non è una serie per tutti né vuole esserlo, e soprattutto non è certamente uno show da guardare in famiglia. Fin dal primo episodio la serie mette in bella mostra il proprio manifesto alternando sparatorie, pestaggi, accoltellamenti e sequenze estremamente violente a una forte componente erotica. Il risultato è un mix volutamente sopra le righe, che sembra quasi prendere l’energia dei vecchi film d’azione con protagonisti come Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme e trasferirla sul piccolo schermo, immergendo il tutto in una trama sorprendentemente stratificata.
Dietro la brutalità (tutt’altro che gratuita) di Banshee c’è infatti una trama ricca di intrighi, tradimenti, alleanze e varie storie parallele valorizzate da un importante lavoro sui personaggi. La storia conduce gli spettatori nella comunità Amish della Pennsylvania, dove dietro un’apparente tranquillità si nascondono segreti, bugie e vecchi rancori pronti a esplodere.
Al centro della vicenda troviamo Lucas Hood, un enigmatico ex detenuto appena uscito di prigione dopo aver trascorso quindici anni dietro le sbarre a causa di un colossale furto di diamanti del valore di 15 milioni di dollari ai danni del boss della mafia ucraina Rabbit. Il passato di Hood, tuttavia, è tutt’altro che sepolto: perseguitato dall’uomo che ha tradito e tormentato da una vecchia storia d’amore, l’ex criminale arriva nella cittadina di Banshee, dove si è trasferita quella che era la donna della sua vita, ormai sposata e con dei figli. Come se non bastasse, scopre che quella donna è proprio Anastasia, la figlia allontanata di Rabbit, ora conosciuta come Carrie.
Ma come capirà presto, Banshee è tutt’altro che un rifugio tranquillo. Quando il vero Lucas Hood, lo sceriffo destinato a prendere servizio in città, muore prima ancora di poter iniziare il proprio incarico, il protagonista decide di approfittare della situazione e assumerne l’identità. Diventato così lo sceriffo della comunità, Hood si ritrova a vivere costantemente sul filo del rasoio, dividendosi tra il dovere di far rispettare la legge e il suo muoversi nel mondo criminale insieme ai suoi alleati, tra cui l’hacker Job e Sugar, ex detenuto e proprietario di un bar.
A complicare ulteriormente la situazione c’è Kai Proctor, uno dei più potenti signori del crimine della zona, con cui Hood entra presto in rotta di collisione. Le tensioni tra Proctor, lo sceriffo, la comunità locale e la tribù nativa americana della zona crescono progressivamente, trasformando Banshee in un campo di battaglia dove ogni episodio può portare a una nuova esplosione di violenza.
Insomma, Banshee è un vero e proprio cocktail di ambiguità, crimine, sesso e brutali esplosioni di violenza. In alcuni momenti lo show sembra persino voler spingere deliberatamente oltre il limite, con sequenze d’azione e momenti sensuali che a prima vista potrebbero sembrare assolutamente gratuiti. Tuttavia la serie riesce a dare un senso compiuto a tutto questa carne al fuoco attraverso una narrazione che alterna eventi lineari e non lineari, costruendo progressivamente un quadro sempre più ampio.
A tenere insieme il tutto c’è soprattutto l’iconico volto di Patriota in The Boys, Anthony Starr, il quale offre nei panni di Lucas Hood una performance capace di alternare ferocia, spietatezza e vulnerabilità. L’attore, che negli anni successivi avrebbe poi conquistato una platea ancora più ampia grazie alla sovversiva serie supereroistica di Eil Kripke, trova qui uno dei suoi ruoli più fisici e impegnativi. Al suo fianco troviamo poi Lili Simmons, Ivana Miličević nei panni di Anastasia/Carrie e Ulrich Thomsen, straordinario interprete del glaciale e calcolatore Kai Proctor. Nel cast c’è inoltre Geno Segers, che veste i panni di Chayton Littlestone, un gangster nativo americano la cui sola presenza è diventa un campanello d’allaremr per tutti i presenti.
Nonostante qualche passaggio meno riuscito, Banshee – La città del male riesce ancora oggi a distinguersi per la sua sfacciata volontà di non voler mai rinunciare a spingersi al limite, mostrandosi violenta, esplicita, sopra le righe e spesso incredibilmente ferale. Tuttavia, rimane anche una storia crime costruita su personaggi memorabili, complessi intrighi e continui ribaltamenti. Insomma, se amate il genere e pensate di poterla reggere, la serie rappresenta per voi una visione obbligata.
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Foto: IMDb
Fonte: The Citizen
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