Mettete per un attimo da parte Bohemian Rapsody, Rocketman e The Dirt, perché Yesterday, il film con cui Danny Boyle ha scelto di raccontare la musica dei Beatles è qualcosa di completamente diverso. Il regista che in molti abbiamo imparato a conoscere con Trainspotting, ma che ha saputo stupirci anche con 28 giorni dopo e The Millionaire, non ha voluto confezionare il “solito” biopic. Al contrario, ha preferito celebrare il quartetto di Liverpool a modo suo, attraverso una storia originale e intrigante. Perché in Yesterday (questo il titolo del film che, prendendo spunto da uno dei brani più celebri della band, arriverà nelle sale il prossimo 26 settembre) i Beatles non sono mai esistiti. O meglio, dopo che Jack Malik rimane vittima di un grave incidente stradale con la bici, al suo risveglio si accorge di essere l’unico al mondo a conoscere i brani scritti da Lennon e compagni. Nessuno si ricorda di classici immortali come Let it Be, Yellow Submarine, Strawbarry Fields Forever, ed è così che il musicista interpretato da Himesh Patel si ritrova praticamente seduto su una miniera d’oro. Nell’intervista Boyle ci racconta cosa lo ha spinto a scegliere Patel come protagonista, i suoi ricordi legati alla band inglese, ma soprattutto come quei brani senza tempo riusciranno a conquistare anche le nuove generazioni.

Sei cresciuto in Inghilterra negli anni ’60, qual è il tuo rapporto con i Beatles?
«Quando sono esplosi io e le mie sorelle avevamo circa sette, otto anni. Mia madre e mio padre era soliti ascoltare i loro 45 giri al piano di sotto, mentre noi ascoltavamo i Beatles al piano di sopra. Mia sorella era innamorata di Paul McCartney, come tutte le ragazze dell’epoca, Quindi, quando giocavamo, a me toccava far finta di essere John Lennon. All’altra mia sorella più piccola toccava invece la parte di Ringo Starr oppure di George Harrison, che ai tempi non erano così in vista. Tutto l’opposto di adesso: i brani di George sono i più scaricati e tra i più ascoltati su Spotify. È strano come le cose siano cambiate. Comunque, se sei inglese, e soprattutto se provieni da Manchester, che è molto vicina a Liverpool dove sono nati i Beatles, è normale che questa band diventi una costante della tua vita».

Come potresti descriverci la storia e il messaggio che hai voluto trasmettere con questo tuo film?
«Richard Curtis, che si è occupato della sceneggiatura, è un grande fan dei Beatles, anzi ne è ossessionato. Non lo diresti mai quando lo incontri, ma è davvero un fan sfegatato e questo trapela molto nel film. Io sono stato più trascinato da star come Bowie o dai Led Zeppelin. Ma a un certo punto, con un progetto come questo, cominci a imparare tutto sui Beatles, tutto sulle loro canzoni. Ed è interessante scoprire che le nuove generazioni le conoscono in maniera altrettanto approfondita, e inizi a chiederti: “Ma dove le avranno mai sentite?”. Io ho una teoria tutta mia, credo che ormai quei brani facciano pare del nostro DNA, in quello di tutti noi. Non abbiamo ancora capito bene come funziona la cosa ma credo che la musica in fondo – finisca per appartenerci, è nelle nostre corde che attende solo di essere risvegliata, da gente come Paul McCarthy magari, con grandi canzoni come quelle che ha scritto. Yesterday è una lettera d’amore ai Beatles, questo è ovvio, ma è anche un film d’amore, con tutte le idiosincrasie, le impossibilità e le contraddizioni che questo sentimento comporta».
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