Final Destination: Bloodlines ha finalmente risposto alla domanda che ha tormentato i fan per oltre 20 anni
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Final Destination: Bloodlines ha finalmente risposto alla domanda che ha tormentato i fan per oltre 20 anni

L'ultimo capitolo appena approdato nei cinema è destinato a cambiare per sempre il nostro modo di vedere la saga

Final Destination: Bloodlines ha finalmente risposto alla domanda che ha tormentato i fan per oltre 20 anni

L'ultimo capitolo appena approdato nei cinema è destinato a cambiare per sempre il nostro modo di vedere la saga

poster e una scena di Final Destination: Bloodlines

Dopo una lunga attesa, il franchise di Final Destination è finalmente tornato sui grandi schermi con Bloodlines, nuovo elettrizzante capitolo che si pone l’ambizioso obiettivo di fare chiarezza sull’intricata mitologia del franchise. Il film, insomma, non solo ci immerge nuovamente nelle morti assurdamente spettacolari che hanno reso celebre la saga, ma si prende anche la responsabilità di colmare alcuni vuoti narrativi e contraddizioni.

Dal 2000 al 2011, i film di Final Destination hanno seguito uno schema riconoscibile, lasciando tuttavia dietro di sé un mosaico di regole non scritte, buchi di trama e interrogativi irrisolti. Da allora molti appassionati hanno tentato di decifrare la logica dietro al “Disegno della Morte” e adesso, dopo quasi quindici anni, Final Destination: Bloodlines sembra finalmente aver fornito alcune risposte.

La grande sorpresa di Bloodlines è l’ambientazione iniziale: il film si apre nel 1968, quando una giovane donna di nome Iris (interpretata da Brec Bassinger) ha una terrificante visione del crollo imminente di un ristorante costruito in cima a una torre di cemento, la Sky Tower. Il disastro, naturalmente, viene evitato grazie alla sua premonizione… ma solo temporaneamente. Come insegna la saga, chi sfugge alla Morte presto o tardi finisce inevitabilmente per dover pagare il conto. La particolarità di questo evento è che moltissime persone riescono a salvarsi e la Morte impiega decenni per rintracciarle tutte. Alcuni sopravvissuti riescono persino a costruirsi una famiglia, generando discendenti che, secondo il film, non avrebbero mai dovuto nascere. Ed è proprio questa “eredità di sopravvivenza” il vero fulcro narrativo di Bloodlines.

Fin dall’inizio, Final Destination ha stabilito una regola semplice ma spietata: chi inganna la Morte, verrà raggiunto prima o poi. Ogni sequel è stato costruito su questo concetto, mostrando protagonisti alle prese con criptici segnali, visioni e premonizioni in una corsa contro il tempo e il loro inesorabile fato. Ma fino a oggi, non era mai stato spiegato perché quei segnali esistessero o come la Morte decidesse chi, quando e come prendere una vita. Un vuoto che è ora stato colmato proprio da Bloodlines.

Iris, sopravvissuta della Sky Tower, ha passato la vita a studiare il fenomeno, raccogliendo prove e schemi in un libro che può aiutare chiunque a “prevedere” gli incidenti. La Morte, infatti, non agisce a caso, ma segue una formula ben precisa, quasi matematica, come spiega Stefanie (Kaitlyn Santa Juana), nipote di Iris. Secondo lei, si tratta di un vero e proprio calcolo del caos, una combinazione di elementi che porta all’inevitabile. Ma – colpo di scena – se si riesce a decifrarne la formula, forse si può anche sfuggirgli.

Un altro elemento che Bloodlines introduce è la natura profondamente vendicativa della Morte. Non solo insegue i destinati a morire, ma può decidere di punire anche chi interferisce col suo piano. Lo dimostra una delle scene più scioccanti del film, in cui Erik (Richard Harmon) viene brutalmente ucciso mentre viene sottoposto ad una risonanza magnetica per aver tentato di salvare il fratellastro Bobby (Owen Patrick Joyner). Erik, tecnicamente, non era nemmeno sulla lista. Ma sfidare la Morte ha un prezzo, e lei non dimentica. Questo dettaglio offre anche una rilettura retroattiva degli eventi di Final Destination 5, dove Molly Harper (Emma Bell) muore nel celebre volo 180 nonostante fosse sopravvissuta alla premonizione del ponte: la sua morte sarebbe una ritorsione, una punizione collaterale per aver interferito col disegno.

La rivelazione più importante di Bloodlines è quindi destinata a cambiare la nostra visione globale della saga: ogni personaggio ucciso nei precedenti film era in realtà un discendente di un sopravvissuto della Sky Tower. Il libro di Iris, pieno di articoli e ritagli di giornale, mappa con cura ogni ramificazione familiare, collegando i protagonisti delle cinque pellicole precedenti a quell’unico evento del 1968. Anche elementi apparentemente casuali, quali le foto “premonitrici” di Wendy (Mary Elizabeth Winstead) in Final Destination 3, trovano ora una spiegazione logica e coerente: lei era già intrappolata nel disegno prima ancora di rendersene conto.

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Foto: Warner Bros. / MovieStillsDB

Fonte: ComicBook

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