Dopo anni di circolazione quasi esclusivamente underground, uno dei film più disturbanti e radicali del cinema giapponese contemporaneo arriva finalmente sul grande schermo italiano. Dal 27 aprile, Suicide Club di Sion Sono approda nelle sale grazie a Cat People, accompagnato da The Whispering Star, opera distante ma complementare dello stesso autore. Due film agli antipodi che raccontano, con linguaggi completamente diversi, le contraddizioni del nostro tempo.
Per molti spettatori italiani sarà la prima occasione di vedere al cinema un vero cult degli anni 2000, capace di segnare profondamente l’immaginario cinefilo internazionale. Uscito nel 2001, Suicide Club si apre con una delle sequenze più scioccanti della storia recente del cinema: 54 studentesse che si tengono per mano e si gettano sotto un treno nella stazione di Shinjuku. Girata senza autorizzazioni e mescolando attori e passanti reali, questa scena rappresenta perfettamente l’approccio di Sion Sono, fatto di rottura delle regole e impatto visivo estremo.
Da quel momento, la narrazione si trasforma in un’indagine inquietante su una serie di suicidi collettivi che si diffondono in tutto il Giappone. Tuttavia, Suicide Club non è un horror tradizionale: è una riflessione corrosiva sulla perdita dell’identità individuale e sulla pressione del gruppo. Il film anticipa con sorprendente lucidità le dinamiche della viralità e del contagio sociale, molto prima dell’avvento dei social network così come li conosciamo oggi.
Accanto a questo film esplosivo e provocatorio, arriva in sala anche The Whispering Star (2015), che rappresenta l’estremo opposto del cinema di Sion Sono. Se Suicide Club è caos e implosione collettiva, questo secondo titolo è silenzio, attesa e solitudine. Ambientato in un futuro in cui gli esseri umani sono quasi scomparsi, il film segue un umanoide che viaggia nello spazio consegnando pacchi a pochi sopravvissuti sparsi nell’universo.
Girato quasi interamente in bianco e nero nelle zone evacuate di Fukushima, con abitanti reali al posto degli attori, il film trasforma la fantascienza in un’esperienza contemplativa. Qui la tecnologia non accelera la vita, ma ne evidenzia il vuoto: in un mondo dove tutto potrebbe essere immediato, ciò che resta è il valore dell’attesa, del tempo che scorre lentamente e dell’inutile.
Questa doppia uscita rappresenta molto più di una semplice operazione di recupero. È l’occasione per riscoprire un autore impossibile da contenere come Sion Sono, capace di passare dall’eccesso visivo alla sottrazione più radicale. Il suo cinema mette continuamente in discussione il rapporto tra individuo e società, tra corpo e immagine, tra realtà e rappresentazione. Suicide Club e The Whispering Star sono due opere lontanissime tra loro, ma unite da una stessa urgenza: interrogare il nostro modo di vivere, di connetterci e di esistere nel mondo contemporaneo.
Qui trovate le sale e la programmazione di Suicide Cub/The Whispering Star
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