Forse non la ricordate, ma questa avvincente serie thriller è in grado di togliervi ogni certezza
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Forse non la ricordate, ma questa avvincente serie thriller è in grado di togliervi ogni certezza

Anche a distanza di sei anni, questo show con protagonista una star del Marvel Cinematic Universe continua a stupire

Forse non la ricordate, ma questa avvincente serie thriller è in grado di togliervi ogni certezza

Anche a distanza di sei anni, questo show con protagonista una star del Marvel Cinematic Universe continua a stupire

un frame della serie procedural Blindspot

Tra le tante serie di stampo procedural approdate negli anni sulle piattaforme streaming, poche sono riuscite a lasciare il segno come Blindspot, una serie che si è affermata rifuggendo il comfort della formula episodica per trascinare gli spettatori nell’azione fin dal primi istanti grazie ad una premesse decisamente accattivante.

Creata da Martin Gero e durata cinque stagioni tra il 2015 e il 2020, la serie si apre con una donna che emerge da un borsone abbandonato a Times Square, completamente priva di memoria e con il corpo ricoperto di tatuaggi misteriosi. Non semplici decorazioni, ma indizi legati a crimini ancora da commettere. Un concept di grande potenza che ha colpito fin da subito l’immaginazione degli spettatori e che ha contribuito a fare della serie un cult del genere.

La protagonista interpretata da Jaimie Alexander, ribattezzata Jane Doe dall’FBI proprio per l’assenza di qualsiasi identità certa, diventa immediatamente il centro di una cospirazione sempre più oscura. E già nella prima stagione la serie dimostra di voler correre molto più veloce rispetto ad altri thriller simili, al punto che già al decimo episodio Blindspot arriva già a bruciare materiale che molte serie avrebbero diluito per anni interi.

In superficie la struttura sembra quella classica. Un tatuaggio conduce a un caso, la squadra indaga, il mistero viene risolto e si passa al successivo. Ma la serie crea soltanto l’illusione di un reset continuo, mentre in realtà ogni episodio lascia conseguenze permanenti, modifica i rapporti tra i personaggi e alimenta una trama orizzontale sempre più intricata. Eppure, riguardandola oggi su Netflix, ciò che colpisce davvero è la sicurezza con cui la serie costruisce il proprio intreccio.

La vera forza della serie sperò, sta nella fiducia assoluta riposta nello spettatore. Blindspot infatti non perde tempo a girare attorno alla sua mitologia né teme di complicarla episodio dopo episodio, ma continua costantemente ad aggiungere nuovi livelli, fidandosi e al tempo stesso sfidando dell’attenzione dello spettatore in un modo che molte produzioni moderne sembrano ormai aver dimenticato.

Insomma, la serie non si ferma continuamente a spiegare tutto, non ricapitola ossessivamente le alleanze o le motivazioni dei personaggi e non semplifica mai davvero la propria mitologia. Se perdi un dettaglio, Blindspot non torna indietro ad aspettarti. Se per gli standard odierni questo potrebbe rappresentare un handicap, è innegabile che sia proprio questa sicurezza narrativa a renderla ancora oggi una delle esperienze crime più coinvolgenti degli ultimi anni.

Nonostante il panorama delle serie crime sia in continuo mutamento, Blindspot ha imbastito una storia in grado di durare e di rimanere nel cuore degli spettatori, ponendosi come un thriller che continua ad accelerare senza paura di perdere il controllo, e che ad oggi risulta ancora più audace e imprevedibile di molte produzioni arrivate dopo.

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Foto: MovieStillsDB

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