L’incidente del Passo Dyatlov ha ispirato innumerevoli teorie negli ultimi 62 anni. L’evento è infatti arcinoto ed è relativo alla morte di nove escursionisti russi che intrapresero un viaggio di 200 miglia attraverso gli Urali russi nell’inverno del 1959 (precisamente il 2 febbraio di quell’anno).

Secondo National Geographic (che cita come fonti la riviste Communications Earth e Environment), gli ingegneri si sono recentemente affidati ai codici di animazione che la Disney ha utilizzato per il suo blockbuster premio Oscar Frozen – Il regno di ghiaccio. Il celebre e popolare film animato è stato utilizzato dimostrare una teoria di vecchia data, secondo la quale sarebbe stata una valanga a provocare la morte dei nove escursionisti, tra i quali 8 studenti e il loro insegnante di un Istituto Politecnico russo. 

Sono sempre stati molti, a proposito di questo caso, i dettagli macabri e inspiegabili che non tornavano. I corpi non mostravano infatti segni di colluttazioni, ma le vittime presentavano il cranio fratturato anche se non in maniera mortale e con delle ferite da legittimare conseguenze letali. Due persone defunte avevano delle costole rotte, qualcuno era privo di lingua e qualcun altro aveva occhi e mascelle compromesse. I vestiti erano cosparsi di radioattività, alcuni furono ritrovati nudi o con indosso solo biancheria intima, le tende rinvenute erano cosparse di tagli. Il pendio presentava anche una pendenza in teoria troppo limitata per causare una valanga e la notte del 1° febbraio non si registrarono, sulla carta, nevicate tali da generare crolli.

Cosa successe, allora? Intervenne il Governo Russo, per punire delle persone che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato e avevano visto qualcosa che non avrebbero dovuto vedere? O c’era lo zampino degli alieni, come alcune teorie cospirazioniste hanno “sostenuto” negli anni?  Più di recente Johan Gaume, capo del laboratorio di simulazione delle valanghe di neve presso l’EPFL (Scuola Politecnica Federale di Losanna), ha studiato il caso e, proprio guardando il film Frozen, è rimasto particolarmente colpito dal grado di verosimiglianza ed efficacia con cui erano rappresentate le valanghe nel film d’animazione del 2013 diretto da Chris Buck e Jennifer Lee.

Si è recato allora a Hollywood e ha collaborato con gli animatori del film per creare modelli analitici e simulazioni al computer, cercando così replicare al millimetro le condizioni che hanno portato alla morte degli escursionisti, creando una proiezione verosimile di quanto accadde.

 

Come riporta National Geographic: «Dopo un viaggio a Hollywood per incontrare lo specialista che ha lavorato agli effetti della neve di Frozen, Gaume ha modificato il codice di animazione della neve del film per i suoi modelli di simulazione delle valanghe, anche se con uno scopo decisamente meno divertente: simulare gli impatti che le valanghe avrebbe sul corpo umano».

Utilizzando i codici di animazione di Frozen, i ricercatori sono stati in grado di creare una simulazione della valanga di Kholat Saykhl. Gaume ha lavorato al progetto con Alexander Puzrin, un ingegnere geotecnico all’ETH (Politecnico Federale di Zurigo). La simulazione ha mostrato che un blocco di neve su Kholat Saykhl avrebbe potuto «rompere facilmente le costole e il cranio delle persone» lungo il suo percorso. 

Fonte: IndieWire

Foto: MovieStillsDB

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