Un’opera italiana, un cast internazionale e una location europea, Educazione Siberiana è il connubio dell’incontro fra Est e Ovest. Un film che aspira a un pubblico vasto, in chiave mondiale, e che riporta il cinema alle origini, raccontando grandi storie. Per Salvatores “ogni scarrafone é bello a mamma sua” ma quest’opera per lui rappresenta un punto d’arrivo e di partenza per aprire una breccia nel sistema produttivo cinematografico, cercando di pensare all’Europa in dimensione culturale, non solo economica.
Che sia cattivo o sia buono l’importante è che ci sia un maestro, e secondo te chi sono i maestri oggi?
Gabriele Salvatores: E’ come un genitore come un figlio, devi prendere autorità e dire questo è bianco, questo è nero. È molto difficile fare ciò per questo ed é per questa ragione che i maestri non si trovano in questo periodo.
Visto che ci avviciniamo alla Notte degli Oscar, secondo lei perchè non c’è un film italiano?
Gabriele Salvatores: Ovviamente è un premio importante, tutti sanno cos’è l’Oscar, ma non bisogna dimenticarsi che é un premio dell’industria americana, non è quello a cui mirare da un punto di vista artistico. Ci sono film molto belli che non hanno mai avuto nomination. Occupiamoci di creare buoni film.
Quanto gioca il setting storico e geografico dell’opera letteraria nella trasposizione cinematografica?
Nicolai Lilin (scrittore): C’è poca rilevanza dei fatti realmente accaduti con quello che abbiamo nel film. Io credo che la cosa importante del film non sia l’approccio storico. Ho scritto un’opera letteraria, non volevo fare un’opera di saggistica. Ho cercato di raccontare le storie dei personaggi, il film è una revisione di una revisione letteraria. Io lo vedo come una storia molto libera e universale che può essere adattata non solo alla Russia ma a qualsiasi paese, ad esempio nel contesto attuale si potrebbe pensare alla situazione in Medioriente. Per questo la mia storia è una storia universale.
Perchè nel trailer rispetto al film, in quel cruciale discorso su chi é giusto rispettare, c’è una categoria in più? Ovvero non bisogna rispettare quelli che lavorano nel governo?
M. Chimenz (produttore): I trailer hanno una cadenza legata alle immagini ferrea, non ci siamo censurati, anzi volevamo mettere tutte le battute ma non sarebbe stata una buona resa audiovisiva.
Come ha costruito il suo personaggio? Si è affidato solo alla sceneggiatura o ha chiesto allo scrittore di raccontargli di più? Ed è rimasto stupito dalla sua peculiarità caratteriale?
John Malkovich: Sebbene io sia un grande lettore di libri di storia Russa non conoscevo molto la storia di questa gangster community. Si, sono rimasto sorpreso. Mi é piaciuto molto interpretarlo. Per quanto riguarda la preparazione tutto era presente nella scrittura, ti prepari per il personaggio ovviamente, ma era tutto presente li è non ho dovuto chiedere altro.
Come avete lavorato sull’adattamento del libro, che è molto più ampio del film?Cosa avete lasciato fuori? Magari anche con dispiacere.
Stefano Rulli (sceneggiatore): E’ un piacere quando hai un libro così ricco di personaggi e emozioni lavorare all’adattamento. La difficoltà più grande è trovare una linea narrativa, che nel film è centrale. C’è sembrato importante dare più peso al personaggio di Gagarin rendendolo co-protagonista, in questo modo abbiamo evidenziato qualcosa che nel libro c’è e che è più universale, la crisi del senso di straniamento dopo la fine delle ideologie, e sopratutto, a che cosa un giovane si deve legare per trovare un senso nella vita. Kolyma trova un senso nella vita legandosi ai riti e legandosi alla comunità mentre Gagarin si attacca a una modernità laica e alla ricerca del denaro a tutti i costi. Questo conflitto fra di loro è tragico, perchè nessuno dei due nella sua parzialità riesce a trovare il senso pieno della vita. Per questo nella scena finale c’è il sogno di ricomporre l’amicizia in un altro spazio.
Il film presenta di per se aspetti internazionali , inquali paesi è stato venduto finora?
M. Chimenz (produttore): Il film é costato 9 milioni di euro e siamo già stati contattati, al momento dai maggiori territori. il film é stato venduto anche nel Regno Unito, in Canada e negli Stati Uniti. Siamo in trattative con la Francia.
Per un attore gli abiti sono un modo per entrare nel personaggio, lei è coperto di tatuaggi, un abito molto intimo. Che storia e che influsso hanno avuto i tatuaggi del film su di lei?
John Malkovich: Per me è stato abbastanza facile entrare nel personaggio e in contatto con i tatuaggi. In questo caso i tatuaggi hanno rivestito un’importanza grandissima. In particolare c’è la scena della sauna che è altamente esplicativa, perchè i disegni sul corpo raccontano tutto del personaggio. Il make up artist è stato bravissimo ed è stato un piacere lavorare con lui. Ovviamente questo aspetto era solo un modo per entrare in contatto con il personaggio. Il costume è la prima cosa che vedi del personaggio, tendo a lavorare in stretta collaborazione con il costumista per questo motivo.
Gabriele Salvatores: Mi ricordo la prima volta in cui ci siamo incontrati per il costume di Nonno Kuja, e John girava silenzioso, toccando le stoffe, controllando il colore, avrei voluto riprenderlo per ore! Chi viene dal teatro come lui , e come me, sa che il costume è la prima cosa importante, e sceglierlo è un rito.
Che cosa deve insegnare un bravo maestro? Ne ha avuti di persone che sono stati dei maestri per lei?
John Malkovich: Ho avuto dei maestri fantastici, che sono stati molto importanti per me, ho imparato molto anche dai miei colleghi più grandi ma anche più giovani di me. Ero in Francia a dirigere una piece teatrale un tour con attori francesi, e ho imparato moltissimo da loro.
Vedendo il film é centrato sul cambiamento di un epoca, su un decennio cruciale del secolo scorso, le interessava più questo aspetto che la storia in sé?
Gabriele Salvatores: Il cambiamento di un epoca, di un mondo è sempre affascinante, la cosa che mi incuriosiva molto è il seguire i protagonisti nell’età cruciale anche. È un film ambientato in un decennio particolare, non è così lontano nel tempo ma sembra lontanissimo, sembra quasi un film in costume. Abbiamo dovuto cambiare le scritte delle strade, dei pacchetti di sigarette perchè in Lituana, dove abbiamo girato, niente era più scritto in cirillico!
Avevate già sentito parlare di Salvatores e come è stato lavorare con questo regista italiano?
E. Tomlison: Questo è stata la primissima esperienza sia con Gabriele che con il cinema italiano. Éstato tutto totalmente nuovo ma estremamente eccitante, e mi ha dato la possibilità di brillare.
Arnas Fedaravicius: Non conoscevo Gabriele Salvoteres ho fatto delle ricerche quando ho capito di cosa si trattava sono rimasto shoccato nel capire la dimensione del progetto!per me è stato molto mitico e magico lavorare con Salvoteres, sono un tipo molto emotivo. Ho imparato molte cose con questo lavoro. Non bisognava parlare bisognava sentirlo..
Vilius Tumalavicius: Devo essere onesto, neanche io lo conoscevo prima, ma da quando ho cominciato a girare sul set sono stato felice. Se fai degli errori Gabriele mi diceva magari prova in un altro modo, ha questa strana qualità, sa come dirti le cose. Si fa capire perfettamente e lo volevo ringraziare molto per questo.
Nel realizzare Educazione Siberiana ti sei un po’ ispirato a C’era una volta in America?
Gabriele Salvatores: Sergio Leone è uno dei registi italiani che amo molto. Uno dei mie grandi Maestri è Nino Baragli montatore che ha montato tutto Fellini e Pasolini. Quel tipo di cinema mi piace, quello che racconta le storie grandi, e io amo il cinema che racconta le storie ed è quello che cercò di fare ogni volta.
Ha ancora qualche sogno nel cassetto?
Gabriele Salvatores: Il giorno in cui non ne avrei più spero di smettere. Nei miei lavori ho temi riconoscibili ma mi piace cambiare genere, vorrei continuare a sperimentare generi nuovi.
Quali precetto del film adotteresti nella vita reale?
Gabriele Salvatores: Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare. Se usassimo tutti questa regola vivremo meglio.
John Malkovich: Esattamente lo stesso!
Foto: Kikapress
© RIPRODUZIONE RISERVATA