Game of Thrones ha deluso per sempre i fan, ma quest'altra serie HBO ha commesso un errore ancora più grave
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Game of Thrones ha deluso per sempre i fan, ma quest’altra serie HBO ha commesso un errore ancora più grave

Un ambizioso esperimento di HBO, nato per superare il successo di Game of Thrones, si è trasformato in una delle più grandi occasioni sprecate nella storia della televisione moderna

Game of Thrones ha deluso per sempre i fan, ma quest’altra serie HBO ha commesso un errore ancora più grave

Un ambizioso esperimento di HBO, nato per superare il successo di Game of Thrones, si è trasformato in una delle più grandi occasioni sprecate nella storia della televisione moderna

Collage Game of Thrones e Westworld

Sono passati anni dalla conclusione di Game of Thrones, e ancora oggi il ricordo del suo discusso finale continua a dividere i fan. C’è chi lo considera un crollo inevitabile dopo una corsa trionfale e chi, invece, non ha mai perdonato a HBO e agli showrunner quella che percepisce come la più grande delusione della TV moderna. Eppure, nel catalogo del network, esiste un’altra serie che ha fatto persino peggio: non perché abbia avuto un brutto finale, ma perché non ha mai potuto averne uno.

Stiamo parlando di Westworld, la serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy, che doveva rappresentare la nuova frontiera della fantascienza televisiva. Al debutto nel 2016, sembrava destinata a diventare il prossimo grande fenomeno di HBO, un’erede spirituale di Game of Thrones per ambizione, budget e complessità tematica. Invece, nel giro di pochi anni, il suo nome è diventato sinonimo di incompiutezza, di un sogno troppo grande per sopravvivere.

La prima stagione di Westworld fu un piccolo miracolo di scrittura e regia. Ambientata in un parco a tema western popolato da androidi inconsapevoli della propria natura, la serie fondeva filosofia, azione e riflessione etica in un racconto denso e ipnotico. Le performance di Anthony Hopkins, Ed Harris, Evan Rachel Wood e Thandiwe Newton contribuirono a trasformarla in un evento globale. HBO aveva trovato la sua nuova ossessione collettiva: una storia che parlava di libero arbitrio, coscienza e umanità in un mondo costruito per intrattenere gli uomini e distruggere le macchine.

Tuttavia, già dalla seconda stagione qualcosa cominciò a scricchiolare. Gli intrecci temporali si moltiplicarono, i dialoghi divennero sempre più criptici e l’emozione lasciò spazio al labirinto narrativo. L’intelligenza del racconto si trasformò in ostentazione, e quella che doveva essere una serie rivoluzionaria divenne sempre più difficile da seguire anche per gli spettatori più fedeli.

A differenza di Game of Thrones, che perse il controllo soltanto al momento del finale, Westworld iniziò a spegnersi stagione dopo stagione. Gli ascolti calarono vertiginosamente, i fan smisero di elaborare teorie sulla storia, e le recensioni divennero sempre più tiepide. Quando HBO annunciò la cancellazione della serie dopo la quarta stagione, impedendo ai creatori di realizzare il capitolo conclusivo, la sensazione fu quella di un’ingiustizia.

Peggio ancora, Westworld venne rimossa dal catalogo di HBO Max pochi mesi dopo, cancellata anche dal suo spazio digitale, come se anni di lavoro e milioni di appassionati non fossero mai esistiti. Una decisione che ha trasformato un errore di gestione in un vero e proprio delitto culturale. Game of Thrones ha deluso, certo, ma Westworld è stata letteralmente sepolta viva.

La parabola di Westworld è il perfetto esempio di quanto sia fragile il confine tra ambizione e disastro. La serie nata per ridefinire la fantascienza televisiva è finita per diventare un caso di studio su come l’eccesso di complessità possa distruggere anche le idee più brillanti. Il suo peccato non è stato il fallimento creativo, ma l’incapacità di trovare un finale, un senso, un’eredità.

Fonte: ScreenRant

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