In occasione dell’uscita nelle sale italiane di Come diventare grandi nonostante i genitori  di Luca Lucini, Best Movie ha intervistato il brillante Gennaro Nunziante, regista “storico” degli amatissimi film con protagonista Checco Zalone qui nella sola veste di sceneggiatore, per un progetto seminale per il nostro paese dal respiro internazionale ma con un’anima completamente italiana.

La commedia vede tra i protagonisti il cast dell’amata serie Disney Channel Alex and co. e grandi talenti del nostro cinema, da Margherita Buy a Giovanna Mezzogiorno, passando per Ninni Bruschetta a Paolo Calabresi. La storia racconta di Alex e dei suoi amici, un piccolo gruppo con il grande sogno di suonare la propria musica in libertà. La nuova preside della scuola è però un’insegnante severa che crede solo nell’istruzione didattica, per cui cercherà di opporsi con tutti i mezzi possibili alla passione dei ragazzi, appoggiata anche dalle manie dei genitori.

Ecco cosa ci ha raccontato lo sceneggiatore:

BEST MOVIE: È vero che nel cinema italiano mancano esempi di riferimento nel genere, ma a livello internazionale sono molti i film o le serie tv dalle quali COME DIVENTARE GRANDI NONOSTANTE I GENITORI sembra aver tratto ispirazione; si parla di School of Rock, Glee o del capostipite High School Musical. Se lo ha fatto, quindi, quale di questi titoli (o altri) ha preso più in considerazione per scrivere il film?
GENNARO NUNZIANTE: «Non ne conosco nessuno. Nel senso, so di essere un’anomalia del sistema, ma io non vado al cinema. Vedo pochissimi film, ma soprattutto la volontà non era quella di fare un percorso narrativo come fanno gli altri, ma nostro, molto indigeno e italiano. Mi piaceva l’idea che la Disney producesse un prodotto del genere in Italia, con la nostra narrazione e non presa in prestito dall’America. Perché gli americani sanno fare benissimo gli americani, noi invece sappiamo fare bene gli italiani».

BM: Nell’opera si insiste molto sul concetto del No come spinta emotiva per crescere e andare avanti. Soprattutto sul piano lavorativo, sa dirmi quali sono stati i no più importanti per il suo personale sviluppo professionale?
GN: «Ho visto che si è parlato molto di questa cosa dei no, ma fondamentalmente non è proprio così. Credo in realtà in una cosa un po’ diversa: che le passioni non si possano coniugare con un’idea scolastica. Se ami fare una cosa, si apre un percorso personale, dove la scuola può fare una piccola parte, ma quella più grossa spetta a te. Non si deve commettere l’errore di credere che l’apprendimento sia soltanto didattico. L’apprendimento è della vita e di ciò che ti succede intorno, e nulla ha a che vedere con l’elemento scolastico. La provocazione del film risiede proprio  in questo: se si insegnano lettere, filosofia e grandi autori ma poi non si legge un libro, allora c’è un problema. Probabilmente le scuole rendono noioso un percorso che invece può essere di grandissima passione. Credo che insegnare sia una lavoro difficilissimo, e insegnare stimolando è ancora più arduo. Il messaggio del film è che un percorso passionale, letterario o musicale che sia, deve essere sentito profondamente da te, perché nonostante l’aiuto, il cammino più importante è il tuo».

BM: Ma l’elemento del no traspare molto dal film…
GN: «Assolutamente, perché i no possono aiutare, ma personalmente dalla vita ho imparato che i buoni non sono poi buoni e i cattivi altrettanto. Ci sono delle sfumature. Ho imparato a leggere che di fronte a un diniego o a un rifiuto probabilmente c’è una grande possibilità, se quel rifiuto non lo vivi come una specie di onta personale ma come possibilità di migliorarsi. E credo che questa cosa sia più presente nello sport, perché è più alla luce del sole rispetto al nostro lavoro, dove non si capisce mai dove finisca il buono e cominci il cattivo».

BM: Anche se non è stato pubblicizzato nell’immediato come tale, il film è nella sostanza una trasposizione cinematografica della serie di successo Alex and co. Il produttore ha detto che “la scelta di non cavalcare il marchio è stata un’ulteriore sfida per arrivare a un pubblico più ampio”, ma in un periodo come questo dove saltano fuori ogni giorno nuovi spin-off e svariati adattamenti, non poteva forse essere più fruttuoso e diciamo interessante compiere un simile lavoro su di un brand completamente italiano come questo?
GN: «Sì, ma a mio avviso il film non è quello, quindi si è voluto procedere su di una linea di grande verità. Poi personalmente sono molto distante dal marketing. Credo in un’unica e sola verità: il passaparola, cioè gente che entra al cinema, guarda il film, esce e dice “fa schifo” o “è bello”. Per me funziona ancora così. Poi ovviamente ci sono anche i fruitori che non sanno cosa scegliere, ma dentro di me ho sempre avuto una specie di stella polare, che è quella di non fregare le persone, di offrire un qualcosa da vedere facendo in modo che la gente se ne faccia un’opinione e uscendo poi lo consigli o meno. E poi i ragazzi mica li freghi, quelli sono più intelligenti di noi».

BM: Si lascia mai condizionare dal giudizio altrui? Ha mai influenzato il suo modo di scrivere?
GN: «No, scrivo per me e non per gli altri, anche perché credo non ci sia cosa più brutta che scrivere qualcosa che le gente si aspetta. Penso che il pubblico abbia bisogno di essere sorpreso piacevolmente, quindi devi prepararti sempre a proporre qualcosa di inaspettato. Mai ragionare con la mente del pubblico, che è poi quello che sta accadendo sempre più spesso sia in TV che al cinema e che lascia quantità enormi di cadaveri per strada».

BM: Quest’incursione nel mondo giovanile le ha dato degli spunti per la sua prossima avventura con Zalone? Magari dopo l’ossessione tutta italiana per il posto fisso vi focalizzerete su quella per la famiglia?
GN: «Al momento ho intenzione di ritirarmi in famiglia e stare un po’ in disparte. Poi vedremo, ma adesso pensiamo a goderci questo Natale e ad andarcene in letargo per un po’».

Come diventare grandi nonostante i genitori esce oggi nelle sale italiane oggi, 24 novembre.

 

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