The Walking Dead è giunta ormai alla quinta stagione, ma i fan non sembrano stancarsi di seguire le avventure dei sopravvissuti all’apocalisse zombie. Sarà per la qualità sempre alta della serie ideata da Robert Kirkman, o sarà forse perché la figura dello zombie non ha ancora perso, a quasi cinquant’anni dal suo ingresso trionfale nel cinema moderno, il suo fascino sovversivo. Non che La notte dei morti viventi di George Romero sia stato il primo film della storia a introdurre i morti viventi, ovviamente, ma è innegabile che tra i cadaveri ambulanti dei vari White Zombie e L’ombra che cammina e le orde fameliche (e dal forte sottotesto politico e sociale) del film di Romero il salto sia stato evidente e decisivo.

Quarantacinque anni e parecchi film di zombie dopo (L’alba, Il giorno, La terra, Le cronache, L’isola…), Romero non ha smesso di amare la figura del morto vivente, tanto che a gennaio uscirà per Marvel il fumetto in 15 volumi Empire of the Dead. Il regista si è però stufato dello sfruttamento intensivo di questa (ormai) icona pop, come ha dichiarato in una recente intervista:

«Tornerò a interessarmi agli zombie quando usciranno dalla cultura pop. Ora come ora non voglio averci niente a che fare. Diamine, sono ovunque! C’è The Walking Dead, World War Z, un sacco di videogiochi, le pubblicità… argh! È troppo. Mi sento fuori posto in questo mondo. Mi hanno chiesto di dirigere un paio di episodi di The Walking Dead ma ho detto di no: è una soap opera nella quale, ogni tanto, compare uno zombie o due. Per me lo zombie è sempre stato veicolo di satira o di critica politica, tutte cose che mancano oggi».

E poi, la botta peggiore:

«Oggi come oggi non farei mai un film di zombie. Per me quella parentesi è chiusa».

Fonte: Slashfilm

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