Continuano i lavori sull’attesa trasposzione cinematografica di Ghost in the Shell, premiatissima opera manga di Masamune Shirow poi adattata nei due film anime cult diretti da Mamoru Oshii. Il film diretto da Rupert Sanders (Biancaneve e il cacciatore) vedrà come protagonista nei panni dell’agente Motoku Kusanagi l’ottima Scarlett Johansson, che nel corso di una lunga intervista ai microfoni di Collider ha avuto modo di parlare della serie e anche della sfida nel girare l’adattamento al cinema.

«Ciò che mi ha attirato in questo progetto è stata la visione di questo mondo che aveva Rupert [Sanders]», ha dichiarato l’attrice: «L’idea di esplorare anche se stessi tramite il suo vocabolario visivo, così unico e avvincente. […] Recitare nei panni di un personaggio con parti cibernetiche è stata poi una sfida, perché si poteva andare in profondità con la parte umana e giocare con un freddo manierismo nei suoi movimenti, con la sua deambulazione meccanica tipo. Ma c’è davverro molta introspezione». Parlando poi della sessualità del personaggio: «Lei è nel bel mezzo di una crisi di identità. Non sa chi è e non ha un cuore. Un cuore umano, almeno. Potendo correlare questo alla sua sensualità o sessualità, quindi, queste parti potrebbero mancare per lei».

Continuando, la Johansson ha poi risposto a domande inerenti l’aspetto artistico e prettamente visivo dell’opera: «Questo di Ghost in the Shell è un mondo davvero cool e interessante, perché noi siamo molto abituati a pensare al futuro in un contesto di Armageddon o post-apocalittico o anche con idee davvero severe, come per Lei di Spike Jonze. In questo film, come me lo ha descritto Rupert, ci saranno città costruite sopra città e un’abbondanza di rifiuti. Un mondo davvero ricco che è una sorta di collage tra varie culture. La profondità di questo film è poi sorprendente, con set dettagliatissimi, texture curate e anche splenditi costumi».

Infine, l’attrice parla delle possibili reazioni dei fan: «Saranno scioccati! Non lo so, è che quando porti personaggi così amati al cinema è un po’ scoraggiante, principalmente perché su di essi ci sono molte opinioni di persone che sono cresciute amandoli o ai quali si ispirano. […] Portare queste pagine sul grande schermo è una sfida. Non stiamo cercando di fare come per Frank Miller, dove le graphic novel prendono vita al cinema. Abbiamo questa iconografia cult, il manga e l’anime, ma la gente rimarrà sorpresa dalla grintosa autenticità del film».

Fonte: Collider

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