Gli anni ’80 ci hanno regalato tanti horror memorabili, ma questo potrebbe avere il finale più scioccante di tutti
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Gli anni ’80 ci hanno regalato tanti horror memorabili, ma questo potrebbe avere il finale più scioccante di tutti

La scena in questione ha colpito profondamente gli spettatori dell'epoca, generando anche delle controversie

Gli anni ’80 ci hanno regalato tanti horror memorabili, ma questo potrebbe avere il finale più scioccante di tutti

La scena in questione ha colpito profondamente gli spettatori dell'epoca, generando anche delle controversie

Il film horror Sleepaway Camp

Gli anni Ottanta hanno regalato agli appassionati del genere horror tantissimi titoli memorabili. Da Nightmare a Venerdì 13, passando per Aliens e La cosa, si tratta di un’epoca di grandi capolavori, ma anche di film più sperimentali e stravaganti, dall’estetica un po’ camp e kitch. Tra i film meno citati, ma non per questo meno meritevoli di attenzione, c’è Sleepaway Camp di Robert Hiltzik, che ancora oggi rappresenta un’esperienza visiva tra le più scioccanti, anche se a distanza di anni non è privo di elementi controversi.

Arrivato al cinema nel 1983, racconta la storia di Angela Baker (Felissa Rose), che da piccola perde tragicamente il fratello Peter in un incidente vicino al campo estivo Camp Arawak. Otto anni dopo, Angela, ormai quattordicenne, si reca proprio nello stesso campo insieme al cugino Ricky. Qui, però, la ragazzina inizia a essere pesantemente bullizzata dai compagni e rischia addirittura di essere violentata dal capocuoco. Dopo non molto, una misteriosa figura inizia a infestare il campo e a mettere in atto una serie di cruenti omicidi.

L’elemento principale che ha scioccato il pubblico di questo film horror, generando anche non poche controversie, è il colpo di scena finale in cui si scopre che Angela, in realtà, è suo fratello Peter. Infatti, a sopravvivere all’incidente iniziale è stato lui, ma la zia che lo prende in custodia lo cresce con l’identità della sorella, avendo sempre desiderato una figlia femmina. Proprio nel finale, si scopre dunque che è stato Peter a orchestrare gli omicidi al campo, e che i suoi impulsi violenti derivano dal fatto di essere stato costretto a crescere fingendosi Angela.

La rivelazione è stata accolta con opinioni miste. Da una parte ci sono i fan dell’horror queer, che hanno elogiato il film per aver trattato, seppur con tutti i limiti dell’epoca, le tematiche della transessualità e delle conseguenze negative alle imposizioni degli stereotipi di genere sulle persone. Dall’altra parte c’è chi invece crede che questa rappresentazione abbia rafforzato l’associazione tra persone trans e violenza o disturbo mentale. In ogni caso, la realizzazione sulla vera identità di Angela arriva proprio all’ultimo momento e rende il finale di Sleepaway Camp assolutamente memorabile: ignari di tutto, infatti, gli spettatori si ritrovano ad assistere all’ultimo assassinio di Peter, che infine si alza in piedi, nudo, mostrando i genitali e lasciando cadere la testa mozzata della sua vittima. 

Che lo riteniate un finale “cheap” oppure no, non c’è dubbio che si tratta di una sequenza d’impatto, pensata per essere profondamente disturbante e per cambiare completamente la percezione dello spettatore su tutto ciò che è accaduto fino a quel momento.

Fonte: Comicbook

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