«Gli artisti hanno il dovere morale di parlare»: Pedro Almodóvar scuote Cannes 79 con le sue parole
whatsapp

«Gli artisti hanno il dovere morale di parlare»: Pedro Almodóvar scuote Cannes 79 con le sue parole

Alla conferenza stampa di Amarga Navidad, il regista spagnolo ha lanciato un duro appello contro censura e silenzio, ribadendo la responsabilità politica degli artisti nel presente.

«Gli artisti hanno il dovere morale di parlare»: Pedro Almodóvar scuote Cannes 79 con le sue parole

Alla conferenza stampa di Amarga Navidad, il regista spagnolo ha lanciato un duro appello contro censura e silenzio, ribadendo la responsabilità politica degli artisti nel presente.

Pedro Almodóvar non ha scelto la prudenza. Durante la conferenza stampa di Amarga Navidad, il suo nuovo film presentato in concorso al Festival di Cannes 79, il regista spagnolo ha trasformato una domanda sul clima politico internazionale e sui timori legati alla censura in un intervento molto netto sul ruolo degli artisti nel presente. Un discorso accolto da un lungo applauso della stampa internazionale, soprattutto quando Almodóvar ha dichiarato che «l’Europa non deve mai essere sottomessa a Trump».

Il regista stava rispondendo a una domanda sulle preoccupazioni legate alla libertà di espressione, in un momento segnato da tensioni politiche sempre più forti. Da un lato, il riferimento era alla situazione negli Stati Uniti sotto la presidenza Trump; dall’altro, al dibattito scoppiato in Francia intorno a Canal+, dopo le polemiche legate alla possibilità di una “lista nera” contro alcuni artisti firmatari di una lettera aperta contro il principale azionista del gruppo. In questo contesto, Almodóvar ha voluto ribadire che il silenzio, per chi fa arte, non può essere considerato una posizione neutra.

«Non voglio giudicare nessuno, ma penso che gli artisti debbano parlare della situazione in cui vivono nella società contemporanea. È un dovere morale», ha dichiarato il regista. Secondo Almodóvar, la paura e l’autocensura sono segnali estremamente pericolosi: «Il silenzio e la paura sono un sintomo del fatto che le cose stanno andando male. È un segnale grave che la democrazia si sta sgretolando». Parole dure, che confermano ancora una volta la volontà del cineasta di esporsi in prima persona anche al di fuori del terreno strettamente cinematografico.

Almodóvar ha poi invitato i suoi colleghi a non arretrare davanti alle pressioni politiche o culturali, chiedendo agli artisti di «fare da scudo contro questa follia». Per il regista, infatti, il pericolo più grande non è soltanto essere censurati, ma arrivare a censurarsi da soli per timore delle conseguenze. «La cosa peggiore che potrebbe accadere sarebbe restare in silenzio o essere censurati», ha aggiunto, ribadendo che chi crea opere ha anche una responsabilità nei confronti del tempo in cui vive.

La posizione di Almodóvar non arriva comunque come una sorpresa. Già prima del Festival, il regista aveva criticato apertamente il clima politico statunitense e l’assenza di prese di posizione durante l’ultima cerimonia degli Oscar. In quell’occasione aveva sottolineato come, a suo avviso, fossero mancati interventi espliciti contro la guerra e contro Trump, citando Javier Bardem come una delle poche voci ad aver espresso chiaramente il proprio sostegno alla Palestina con un «Free Palestine».

Anche a Cannes, Almodóvar ha voluto rendere visibile la sua posizione indossando una spilla Free Palestine durante la conferenza stampa. Un gesto coerente con le dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi, in cui il regista aveva definito gli Stati Uniti una democrazia profondamente compromessa e aveva parlato della presidenza Trump come di una deriva autoritaria. Interrogato sulla possibilità che parole così nette possano avere conseguenze sulla sua carriera, Almodóvar ha risposto: «Per niente».

«Non ho molte paure. In Spagna, in generale, non abbiamo paura di chiamare le cose con il loro nome», ha spiegato il regista. «Abbiamo un governo che ha definito Gaza un genocidio e il popolo spagnolo, in generale, non ha paura di chiamare queste guerre per quello che sono». Almodóvar ha poi aggiunto che per lui è anche più semplice essere diretto, perché è un autore straniero e lavora fuori dal sistema hollywoodiano.

Nel frattempo, Amarga Naviad ha ricevuto una standing ovation di sei minuti e mezzo alla sua première sulla Croisette. Il film segna l’ottava partecipazione di Almodóvar in concorso a Cannes, Festival con cui il regista ha costruito nel tempo un rapporto profondissimo: nel 1999 ha vinto il premio per la miglior regia con Tutto su mia madre, mentre nel 2006 ha ottenuto il riconoscimento per la miglior sceneggiatura con Volver. Questa volta, però, a far discutere non è stato soltanto il film, ma anche la forza politica delle sue parole.

© RIPRODUZIONE RISERVATA