Continuano a infuriare la polemica sul film vincitore agli Oscar, Green Book, definito da alcuni critici americani come “il peggior Miglior film agli Oscar” dai tempi di Crash. Diversi giornalisti dal L.A. Times al New Yorker, passando per Indiewire ed NBCNews, lo hanno definito quasi un film “razzista”. Una “favoletta reazionaria”, che in clima di recrudescenza razzista negli Usa, ha fatto addirittura compiere dei passi indietro rispetto alle conquiste raggiunte. Un produttore del film, Charles B Wessler, ha inviato mail inferocite ai critici, che hanno parlato male del vincitore agli Oscar.
Jenni Miller, una giornalista della NBC, a postato il testo di una email speditale da Wessler, , in risposta al suo commento sul film, che diceva: “Green Book è un film sul razzismo fatto da gente bianca per la gente bianca. Capite il problema?” (qui l’articolo completo). La Miller ha riportato per intero il testo della mail del producer, che non gliele ha mandate certo a dire:
«Green Book è la cosa più lontana al mondo da un film razzista. Il nome del protagonista è Tony e non Frank, sei stata attenta? È stata fatta da persone bianche e da persone di colore. Non c’è nessun problema, come suggeristi con il tuo titolo click-bait. La maggior parte degli afroamericani ha amato il film. Come puoi stabilire che sia stato pensato per i bianchi quando di fatto non lo sai?
Il motivo per cui Tony corre tre volte in aiuto del Dr. Shirley è perché lui l’aveva assunto per questo (strano, vero?). Il Dr. Shirley lo dice nel film, se tu ti fossi presa il tempo di vederlo. Lo aveva assunto affinché lo proteggesse nel suo viaggio nel Sud. Strano, vero?
Ah, e non è un white savior movie (un film con un bianco che salva persone non bianche), ma un film su due persone che trascorrono due mesi in viaggio insieme nel 1962 e si insegnano l’un l’altro a essere due esseri umani migliori, diventando amici. Ed è soprattutto Tony a imparare, ma che c***o!
Non mi dilungherò oltre su quanto ti sbagli ma hai la c***o di responsabilità di scrivere la verità quando lavori per la NBC, invece scrivi come se fossi un reporter della Fox».
Una mail ancora più accusatoria è stata inviata a K Austin Collins di Vanity Fair.
E voi con chi siete d’accordo? Con i giornalisti che stanno aspramente cercando di seppellire il film o con il produttore che sottolinea come Green Book sia in primis una storia di amicizia e trasformazione?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
