Spesso, i film e le serie Tv più interessanti sono quelli che richiedono allo spettatore di prendere posizione. Succede specialmente con particolari generi narrativi come lo sci-fi o il thriller, generi che pongono domande scomode o che ci portano a mettere in discussione le nostre convinzioni. Un esempio sottovalutato appartenente proprio alla categoria fantascienza è la miniserie Devs, creata dal regista Alex Garland (Ex Machina) e diffusa da Hulu nel 2020. Si tratta di una storia che, ancora a distanza di anni, continua a dividere profondamente il pubblico proprio per la sua caratteristica di non prendere scorciatoie e di non puntare mai alla soluzione più facile.
La protagonista è Lily Chan (Sonoya Mizuno), una giovane ingegnera informatica che lavora ad Amaya, un’azienda privata ipertecnologica che si occupa di meccanica quantistica, ma i cui veri intenti sono sconosciuti anche al governo USA. Un giorno, il suo collega e fidanzato Sergei ottiene una promozione per un dipartimento interno chiamato Devs, di cui pochissimi conoscono l’esistenza e lo scopo. Tuttavia, nel suo primo giorno di lavoro Sergei muore in circostanze misteriose. Lily inizia così a indagare per scoprire cosa succeda dietro le porte chiuse di Devs e quale pericolosa tecnologia stia davvero progettando Amaya.
La serie mescola così gli elementi del thriller classico, tra spionaggio e omicidi irrisolti, e le grandi tematiche dell’universo sci-fi. Senza spoilerare troppo, infatti, la protagonista si troverà coinvolta in una questione più grande di lei, che avrà a che fare con concetti filosofici come il determinismo, il libero arbitrio, il multiverso e la responsabilità morale. Il più grande pregio di Devs è però sicuramente la costruzione dell’atmosfera, sapientemente dosata da Garland, che si destreggia tra silenzi, inquadrature simmetriche, musica ipnotica e tempi dilatati per trasmettere un senso di tensione che finisce per intrappolare non solo i personaggi, ma anche lo spettatore stesso.
Come già accennato, dopo cinque anni Devs continua tuttora a dividere il pubblico. Da una parte, infatti, c’è chi si è lasciato ipnotizzare dall’atmosfera opprimente e ha apprezzato il finale aperto, che lascia con molte più domande che risposte. Dall’altra, però, c’è anche chi ha trovato frustrante l’idea di una protagonista trasportata da eventi quasi prestabiliti, invece che artefice del suo destino. Ma questa, dopotutto, è una delle grandi questioni esistenziali al cuore della vicenda, nonché uno dei grandi temi del genere sci-fi stesso. In appena 8 episodi, insomma, Devs vi catturerà lentamente con un mistero privo di risposte facili: alla fine della storia, sarete in conflitto con voi stessi.
Fonte: Collider
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