Realizzato in appena venti giorni e con un budget irrisorio, Obsession di Curry Barker è sicuramente una delle più grandi sorprese del box office del 2026, dove sta raggiungendo risultati considerevoli dimostrando ancora una volta quanto l’idea giusta, anche con scarsi mezzi, possa riuscire a rivaleggiare persino con i più grandi blockbuster. Il film regala un tocco horror a una delle situazioni più comuni della quotidianità umana: l’amore che Bear (Michael Johnston), un ragazzo come tanti, nutre per l’amica d’infanzia Nikki (Inde Navarrette). Deciso a conquistarla, il protagonista acquista un giocattolo soprannaturale che può esaudire un desiderio: da quel momento in poi, Nikki inizia a essere ossessionata da lui, con risvolti prima tossici, poi inquietanti, fino a sfociare nell’horror più puro.
Se, come tanti spettatori, in questi ultimi giorni siete rimasti ossessionati (è proprio il caso di dirlo) da questo film, dovete mettere subito in lista un capolavoro giapponese del 1999. Parliamo ovviamente di Audition di Takashi Miike, che ha diversi elementi in comune con Obsession, di cui rientra certamente tra le ispirazioni.
Audition è la storia di un uomo che, rimasto vedovo, si reca da un amico produttore cinematografico per organizzare dei provini per trovare la donna ideale. Durante l’audizione, rimane colpito dalla dolcezza e dalla riservatezza di Asami, una ragazza misteriosa che per qualche motivo sembra ossessionata da lui. Entrambi i film, dunque, partono dalla stessa premessa: il protagonista vede la donna come un semplice oggetto dei desideri; non intende conoscerla realmente per quella che è, ma soltanto ottenerla per soddisfare i propri bisogni. In entrambe le pellicole, dunque, la relazione romantica è basata su illusioni e aspettative, mentre la ricerca della perfetta anima gemella si rivela un tradimento, sfociando nella dipendenza emotiva e nell’instabilità psicologica. Un altro elemento in comune è sicuramente il cambio di tono graduale e progressivo. Nessuno dei due film rivela da subito tutta la sua componente horror; al contrario, tutti e due iniziano con un tono intimo e romantico, per poi precipitare verso qualcosa di inquietante e disturbante.
Anche le differenze, però, sono molte, e riguardano principalmente i diversi punti di vista che possono offrire due autori figli di culture e epoche completamente differenti. Audition, infatti, si serve di tutte le caratteristiche tipiche del cinema giapponese, come lunghi silenzi, ritmo lento e ambiguità, che poi culminano nell’esplosione di violenza finale. Inoltre, pone al centro soprattutto la prospettiva del personaggio maschile, che gradualmente comprende la vera natura della donna che ha davanti. Al contrario, Obsession ha un approccio più moderno e diretto, con dialoghi più dinamici ed espliciti, e si concentra su entrambi i personaggi, mostrando come Bear e Nikki contribuiscano reciprocamente a rendere la relazione tossica e malsana.
Tra similitudini e differenze, però, una cosa è certa: proprio per il modo in cui riprende gli stessi temi di Obsession, portandoli verso territori ancora più oscuri e disturbanti, Audition è il film perfetto da recuperare dopo essere usciti dal cinema. Se avete amato la tensione psicologica, le dinamiche tossiche e il lento crollo emotivo di Obsession, questo horror giapponese vi conquisterà dal primo all’ultimo minuto.
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