In occasione dell’uscita di Harry Potter e i doni della morte – Parte 1, vi regaliamo alcuni stralci del pressbook ufficiale del film diretto da David Yates (del quale abbiamo recentemente riportato alcune dichiarazioni).

Rifugiatisi di nuovo nella foresta, Harry e Hermione vengono raggiunti anche da Ron, arrivato appena in tempo per salvare Harry da una tomba di acqua gelida. “E’ il gran momento di Ron”, dice Grint. “Torna dai suoi amici e diventa un eroe, perché si fida di quello che gli dice il cuore e non di ciò che vede”. I tre riprendono a cercare gli Horcrux, ci sono nuovi indizi da mettere insieme ora, in particolare quello strano simbolo che spunta così spesso – il cerchio all’interno di un triangolo con una linea al centro. E’ Harry a ricordare la prima volta che l’ha visto: era al collo di Xenophilius Lovegood. Decisi a trovare e distruggere gli Horcrux, Harry, Hermione e Ron devono però chiarire il nuovo mistero, non sanno se il simbolo sia in qualche modo connesso alla loro ricerca, e decidono di recarsi a casa Lovegood. Stuart Craig dice che la casa segue la descrizione che Rowling fa nel libro: “Jo dice che si tratta di una torre nera e noi siamo stati fedeli alle sue parole, abbiamo costruito un enorme cilindro nero piuttosto sgangherato, sia all’esterno che all’interno”. La stanza in cui entrano è occupata da una vecchia macchina tipografica, con gli ingranaggi che attraversano tutto il soffitto e da cui pendono le copie del giornale. E’ la casa di Luna Lovegood, e i suoi lavori sono orgogliosamente in mostra su tutte le pareti. A Evanna Lynch è stato chiesto di dare qualche idea per il look della stanza. McMillan dice: “Evanna ha un occhio attento e ha avuto delle ottime idee. Il risultato finale è piuttosto stravagante, ma familiare”. Quando Harry chiede a Xenophilius notizie del simbolo che indossa, scopre che si riferisce ai Doni della Morte, di cui si parla in una antica fiaba presente nel libro che Hermione ha ricevuto da Silente Le fiabe di Beda il Bardo. Quando lei legge la storia a voce alta, viene rivelato il significato del simbolo: il triangolo è il Mantello dell’Invisibilità, che protegge dalla Morte chi lo indossa; il cerchio rappresenta la Pietra della Resurrezione, che riporta in vita le persone amate; e la linea verticale indica la Bacchetta di Sambuco, una bacchetta invincibile. Due dei Doni della Morte – il Mantello dell’Invisibilità e la Pietra della Resurrezione – sembrano esistere veramente e se la fiaba è vera ed esiste anche la Bacchetta di Sambuco, allora Voldemort non si fermerà davanti a niente pur di impadronirsene. E se ci riuscirà la ricerca degli Horcrux non avrà più nessuna importanza.

Appena il significato della storia diventa chiaro, Harry, Ron e Hermione devono fuggire, inseguiti dai Ghermidori, guidati da Scabior (Nick Moran). La fuga a piedi è stata girata nella Swinley Forest del Berkshire, e David Yates e Greg Powell ammettono di aver sottostimato inizialmente le capacità atletiche dei loro giovani attori. “Avevo pensato di fare una ripresa per farli familiarizzare con quel terreno scosceso prima di dir loro che avrebbero dovuto correre il più velocemente possibile. Poi ho detto ‘Azione’ e, whoosh, erano già partiti!”, spiega il regista. “Per essere sincero, avevo detto agli stuntmen che sarebbero dovuti andare lentamente, con lo stesso passo degli attori, ma è saltato tutto, perché i tre sembravano delle gazzelle e se li sono lasciati alle spalle”, aggiunge Powell. La scena ha creato una certa competizione tra Daniel, Emma e Rupert, che l’hanno presa più come una gara che una fuga. “Tutti quegli anni passati ad allenarsi con gli stunt finalmente sono serviti. Non pensavo di poterli battere…non è che io sia competitive o cose del genere”, scherza Radcliffe. “Ci siamo divertiti da matti”, aggiunge Grint, “soprattutto perché dovevamo fare lo slalom tra gli alberi e saltare i tronchi abbattuti”. “E’ stato davvero divertente”, conferma Watson sorridendo, “soprattutto quando David ci ha preso da parte e ci ha detto ‘Vorrei solo ricordarvi che questa non è la scena di chi corre più forte’”. Nel momento in cui i Ghermidori stanno per raggiungerli, Hermione colpisce Harry con una Fattura Pungente che modifica i suoi lineamenti. Il responsabile degli effetti speciali del trucco, Nick Dudman, e il suo team hanno usato un materiale di silicone per allargare e gonfiare il volto di Radcliffe. “E’ stato complicato”, dice Dudman, “ogni dettaglio doveva essere perfetto, ad esempio le sopracciglia dovevano essere inserite nel trucco un pelo alla volta. I miei collaboratori, Steve Murphy e Paula Eden, hanno fatto un lavoro fantastico. Ci volevano tre ore per applicarlo, ma Dan è un attore di grande esperienza”. L’unica cosa che la Fattura Pungente non può nascondere è la cicatrice a forma di saetta di Harry, che anche se distorta è ancora visibile. Pensando di aver fatto il colpo grosso, i Ghermidori portano la loro preda a Villa Malfoy. L’esterno della casa è ispirato a Hardwick Hall, una costruzione del periodo Tudor che Craig aveva sempre ammirato. “Ha quelle enormi finestre che, soprattutto di notte, hanno un’aria misteriosa, magica, vagamente minacciosa – grandi superfici di vetro che sembrano avere solo buio dietro di loro. Quindi la facciata era terrificante e allora abbiamo inventato un interno all’altezza”. Nella villa, Bellatrix Lestrange e i Malfoy stanno aspettando. Ora l’unica cosa che si frappone tra Harry e una morte certa è il suo acerrimo nemico di Hogwarts, Draco, che deve scegliere se riconoscere il suo vecchio compagno di scuola e riabilitare così la sua famiglia agli occhi del Signore Oscuro o riabilitare la sua anima. “La grandezza della storia è nella complessità del bene e del male. Non c’è sempre una netta divisione tra i personaggi”, osserva Radcliffe. “Harry stesso è connesso a Voldemort, quindi ci sono persone che abbiamo sempre visto come perfide e che invece hanno un lato positivo e persone buone con vizi gravi”. Ma si scopre che Harry, Hermione e Ron non sono i soli prigionieri a Villa Malfoy. I Mangiamorte hanno catturato anche Luna Lovegood, il folletto Unci-Unci (Warwick Davis), e il fabbricante di bacchette, Olivander. Una possibile salvezza può venire da una insolita fonte… ma solo a costo di un grande sacrificio. L’ultima scena che vediamo in “Harry Potter e i doni della morte – Parte 1” è in netto contrasto con la grandiosità di Villa Malfoy: un cottage che sembra fatto interamente di conchiglie. Prefabbricata in laboratorio a Leavesden, la casa è stata poi costruita su una spiaggia di Pembrokeshire, Galles. “Abbiamo scelto quella spiaggia perché ha grandi dune di sabbia e anche perché David voleva acqua bianca e il rumore delle onde”, ricorda Craig. “Ma quelle ondesono costate care, perché c’erano venti fortissimi e abbiamo dovuto rafforzare la struttura e stabilizzarla con enormi bocce d’acqua per evitare che volasse via”. “Gli esterni hanno dato un senso di realtà al film, soprattutto perché la storia ci porta fuori dai confini familiari di Hogwarts e ci mette in viaggio insieme a Harry, Ron e Hermione”, fa notare David Heyman. Il compositore Alexandre Desplat, che ha creato la sua prima colonna sonora per Harry Potter con “I doni della morte – Parte 1”, è d’accordo. “I nostri eroi sono continuamente in movimento, quindi ho voluto che la musica seguisse il filo del loro viaggio e ho cercato l’equilibrio giusto tra azione, suspense ed emozione”. “La musica di Alexandre esprime tanti differenti colori ed emozioni”, dice Heyman. “Nella sua colonna sonora c’è equilibrio e intimità, luce e oscurità”. “Il mio obiettivo era dare al film un’impronta musicale originale”, continua Desplat. “Ma nello stesso tempo volevo continuare a portare avanti la ricca tradizione musicale dei compositori che avevano scritto le musiche dei precedenti film di Harry Potter”. “Ciò che rende così incredibile lavorare in questi film è che hanno una base solida, che inizia dai libri di Jo. La cosa più importante per noi era realizzare un film che si accordasse con il materiale che lei aveva ideato”, riflette David Barron. “Tutto inizia e finisce con Jo; non saremmo qui senza di lei”, afferma Heyman. “E’ stato un privilegio per me aver lavorato a Harry Potter per oltre un decennio. E’ stato stimolante, impegnativo e molto, molto divertente”. Yates dice: “Sono emozionato e orgoglioso per essere stato il regista che ha portato al pubblico il momento di massima tensione della storia, era quello che volevo”.

Il pressbook è diviso in capitoli. I primi sei capitoli svelano molte curiosità sulla trama (ATTENZIONE SPOILER):

  1. La fine ha inizio (Dividere il libro in due film? «Era l’unico modo in cui potevamo raccontare la storia in modo completo e appagante», parola di Daniel Radcliffe)
  2. Riunioni di famiglia (Mangiamorte a Villa Molfoy, L’Ordine alla nuova Tana dei Weasley)
  3. Nessun luogo è sicuro (Piccadilly Circus al Ministero della magia, sotto mentite spoglie…)
  4. Nella foresta (“Se qualcuno ha indosso un Horcrux, diventa immediatamente furioso e paranoico, orribile insomma”)
  5. Dove è iniziato (Godric’s Hollow e la trappola di Bathilda Bagshot)
  6. I doni della morte (Harry, Ron e Hermione a casa Lovegood, alla ricerca di una risposta…)
  7. I tre protagonisiti (Tutto su Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint)
  8. David Yates (Tutto sul regista dell’epilogo della saga magica…)
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