Henry Cavill: «L’unico che può battere Superman è Superman stesso»
telegram

Henry Cavill: «L’unico che può battere Superman è Superman stesso»

La rifondazione del personaggio dell'Uomo Pipistrello, la comparsa di Clark Kent, la origin story di Lex Luthor, e le basi per la Justice League: l'attore protagonista di Batman V Superman ci racconta quale posto occupa il film di Snyder nell’universo cinematografico della DC

Henry Cavill: «L’unico che può battere Superman è Superman stesso»

La rifondazione del personaggio dell'Uomo Pipistrello, la comparsa di Clark Kent, la origin story di Lex Luthor, e le basi per la Justice League: l'attore protagonista di Batman V Superman ci racconta quale posto occupa il film di Snyder nell’universo cinematografico della DC

«Il mondo dei fumetti è vastissimo e, se ci focalizzassimo solo su una piccola parte di esso, finiremmo per perderci la maggior parte della magia. Mi piace che storie e personaggi siano collegati gli uni con gli altri: sarà straordinariamente interessante» ci racconta Henry Cavill in una suite del Rosewood Hotel di Londra, dove lo incontriamo per parlare di com’è stato indossare di nuovo la calzamaglia rossa e blu del personaggio che, dopo oltre 10 anni di carriera, lo ha reso famoso. Per lungo tempo l’attore inglese, 32 anni, è stato infatti definito “l’uomo più sfortunato di Hollywood” per via di una serie di ruoli mancati, tra i quali Cedric Diggory in Harry Potter e il Calice di Fuoco e Edward Cullen in Twilight (andati entrambi a Robert Pattinson), James Bond e, incredibilmente, proprio Superman nel film di Bryan Singer del 2006. Poi, nel 2011, è stato finalmente scelto per interpretare L’Uomo d’acciaio. Il resto è storia.

È il secondo film sul personaggio, ma in realtà questa è la tua prima volta nei panni di Clark Kent. Christopher Reeve lo interpretò come un uomo goffo e mite. Qual è stato il tuo approccio?
«Il mio non è proprio un travestimento, anche perché risulterebbe ridicolo. Diciamocelo chiaro e tondo, c’è una grande sospensione di incredulità: a Clark basta indossare un paio di stupidi occhiali da vista perché la gente non lo riconosca più (ride, ndr). Ci troviamo di fronte a un personaggio diviso in due: Clark è l’uomo che Superman sarebbe stato se non avesse scelto di fare il supereroe, mentre Superman è il riflesso delle sue potenzialità».

C’è una differenza in termini di fisicità?
«Certo. Clark ragiona come Superman, ma non fa nulla per attirare l’attenzione, è sempre molto controllato. È un po’ come se, in una stanza piena di uomini bassi, ti dicessero: “Qualunque cosa tu faccia, cerca di non farti notare”».

Possiamo definire questo film un sequel vero e proprio di L’uomo d’acciaio?
«Sì, anche se stavolta l’obiettivo principale era di introdurre Batman, dando allo stesso tempo un assaggio della Justice League. Inoltre, mentre prima il pubblico vedeva il mondo attraverso gli occhi di Clark, adesso è il contrario».

Che intendi?
«Batman V Superman si concentra sul modo in cui la gente percepisce Superman. Jonathan Kent (padre adottivo di Clark, ndr) aveva detto al figlio: “Il mondo non è pronto per te. Come si sentirebbero se scoprissero la tua esistenza?”. Il risultato è che alcuni iniziano a venerarlo, mentre molti sono indecisi e altri ancora vedono in lui la reincarnazione del diavolo».

Eppure è stato lui a salvarli dall’attacco del Generale Zod alla fine de L’uomo d’acciaio.
«È vero, ma la sua stessa forza rappresenta una minaccia. La gente inizia a chiedersi che cosa succederebbe se, un giorno, scegliesse di usare i suoi poteri per sottomettere il genere umano».

L’intervista completa è pubblicata su Best Movie di marzo, in edicola dal 26 febbraio

© RIPRODUZIONE RISERVATA