House of the Dragon 3 sta per riscrivere completamente il personaggio di Rhaenyra Targaryen
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House of the Dragon 3 sta per riscrivere completamente il personaggio di Rhaenyra Targaryen

I nuovi episodi della serie HBO sembrano pronti a mostrare una Rhaenyra più attiva e pericolosa, mentre la Danza dei Draghi entra nella sua fase più brutale

House of the Dragon 3 sta per riscrivere completamente il personaggio di Rhaenyra Targaryen

I nuovi episodi della serie HBO sembrano pronti a mostrare una Rhaenyra più attiva e pericolosa, mentre la Danza dei Draghi entra nella sua fase più brutale

poster della terza stagione di House of the Dragon

Per due stagioni Rhaenyra Targaryen è stata raccontata come una sovrana costretta soprattutto a difendersi: erede designata da Viserys, tradita dagli equilibri patriarcali di Westeros e trascinata in una guerra che, almeno all’inizio, ha cercato di evitare. Con la terza stagione di House of the Dragon, attesa dal 21 giugno 2026, questa prospettiva sembra però destinata a cambiare in modo radicale. La nuova fase della serie HBO potrebbe infatti mostrare una Rhaenyra molto più attiva, più determinata e forse anche più pericolosa rispetto a quella vista finora.

Il punto di svolta sarà inevitabilmente la Danza dei Draghi, ormai pronta a entrare nella sua fase più violenta. Dopo una seconda stagione segnata da lutti, tensioni politiche e alleanze fragili, i nuovi episodi porteranno il conflitto tra Neri e Verdi su un terreno ancora più brutale. La terza stagione dovrebbe infatti aprirsi con la Battaglia del Gullet, uno degli scontri navali più devastanti nella storia di Westeros secondo la mitologia creata da George R.R. Martin. Ed è proprio questo nuovo livello di sangue e distruzione a poter spingere Rhaenyra verso una trasformazione definitiva.

A suggerirlo è stata la stessa Emma D’Arcy, interprete della regina Targaryen, che ha spiegato come Rhaenyra sia stata finora soprattutto «in una posizione reattiva», spesso con le spalle al muro e impegnata a proteggere un potere estremamente fragile. Secondo D’Arcy, però, la nuova stagione permetterà al personaggio di smettere di scusarsi e di occupare finalmente una posizione più offensiva. Non più soltanto una regina assediata, quindi, ma una sovrana pronta a usare con maggiore decisione il potere che le è stato negato.

Questo passaggio è particolarmente interessante perché, fino a questo momento, House of the Dragon ha scelto di presentare Rhaenyra in modo molto diverso rispetto alla sua immagine in Fuoco e Sangue. Nel testo di Martin, il personaggio viene spesso ricordato come una figura crudele, ansiosa, paranoica e sempre più incline alla violenza. La serie HBO, invece, ha preferito costruirla come una donna politicamente lucida, ferita dagli eventi ma ancora guidata da un senso di giustizia. Una sovrana convinta del proprio diritto al trono, ma non ancora disposta a trasformare quella rivendicazione in una tirannia aperta.

La terza stagione potrebbe quindi diventare il punto di raccordo tra queste due versioni di Rhaenyra. Da una parte c’è la donna che il pubblico ha imparato a comprendere e sostenere: un’erede legittima, isolata da un sistema che non vuole accettarla e costretta a combattere per ciò che le era stato promesso. Dall’altra c’è la regina che la storia di Westeros finirà per ricordare in modo molto più oscuro. I nuovi episodi potrebbero raccontare proprio il processo attraverso cui una figura inizialmente più misurata viene progressivamente spinta verso posizioni sempre più dure.

Al centro di questa evoluzione sembra esserci anche la profezia del Canto del Ghiaccio e del Fuoco, trasmessa a Rhaenyra da suo padre Viserys. D’Arcy ha parlato di un movimento verso la tirannia, legato quasi a una forma di fanatismo. Rhaenyra non è religiosa nello stesso modo di Alicent Hightower, ma crede profondamente che il suo ruolo non sia soltanto politico: per lei salire sul Trono di Spade significa anche custodire una missione più grande, legata al futuro del regno e alla minaccia annunciata dalla profezia.

È proprio questa convinzione a rendere il suo arco narrativo così delicato. La profezia, introdotta dalla serie e non presente nello stesso modo in Fuoco e Sangue, offre a Rhaenyra una motivazione più ampia rispetto alla semplice ambizione personale. Allo stesso tempo, però, rischia di trasformarsi nella giustificazione perfetta per ogni scelta estrema. Se una sovrana si convince di essere l’unica persona in grado di proteggere Westeros da una minaccia futura, ogni compromesso può sembrare una debolezza e ogni oppositore può diventare un ostacolo da eliminare.

Da questo punto di vista, il parallelismo con Daenerys Targaryen diventa inevitabile. Anche la protagonista di Game of Thrones era partita come una liberatrice, convinta di voler costruire un mondo più giusto. Con il passare del tempo, però, la fede nel proprio destino e nella propria missione l’ha portata a identificare la giustizia con la distruzione dei nemici. Rhaenyra non crede necessariamente di essere la salvatrice promessa, ma condivide con Daenerys quella convinzione profondamente Targaryen di essere chiamata a qualcosa di più grande.

Il rischio, naturalmente, è che House of the Dragon finisca per richiamare una delle svolte più discusse del finale di Game of Thrones. La trasformazione di Daenerys in una figura tirannica ha diviso profondamente il pubblico, soprattutto perché molti spettatori l’hanno percepita come troppo rapida e poco “preparata”. La serie prequel, però, ha un vantaggio evidente: conosce già quella reazione e può permettersi di costruire la caduta di Rhaenyra con più tempo, più sfumature e maggiore attenzione psicologica.

Se gestita nel modo giusto, questa trasformazione potrebbe diventare uno degli elementi più potenti della terza stagione. Non si tratterebbe semplicemente di mostrare Rhaenyra mentre “diventa cattiva”, ma di raccontare come la guerra, il trauma, la perdita e il peso di una profezia possano deformare lentamente una persona. La regina potrebbe continuare a credere di agire per il bene del regno anche mentre le sue decisioni diventano sempre più spietate.

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