L’universo narrativo creato da George R.R. Martin è popolato da un numero enorme di personaggi, molti dei quali hanno un ruolo marginale ma contribuiscono a rendere Westeros un mondo complesso e credibile. Trasportare sullo schermo tutte le figure presenti nei libri, però, è praticamente impossibile e ogni adattamento è costretto a compiere tagli o modifiche. Game of Thrones e House of the Dragon hanno affrontato questa difficoltà in maniera molto diversa. La prima serie ha spesso eliminato i personaggi secondari oppure trasferito le loro storie a figure già conosciute dal pubblico. Lo spin-off dedicato alla Danza dei Draghi, invece, sembra preferire un’altra strada: approfondire anche i nomi che in Fuoco e Sangue vengono soltanto accennati.
Questa strategia ha permesso alla serie HBO di rendere più interessanti personaggi come Gwayne e Ormund Hightower. Nel caso di Tyland Lannister, tuttavia, il cambiamento rispetto al libro potrebbe eliminare uno dei passaggi più importanti per comprendere la vera natura di Rhaenyra Targaryen.
Nel corso delle sue otto stagioni, Game of Thrones ha escluso numerose figure presenti nella saga letteraria di George R.R. Martin. Una scelta spesso criticata dai lettori, ma in parte inevitabile considerando la quantità di personaggi e sottotrame contenute nei romanzi. Lady Stoneheart, il giovane Griff e Jeyne Poole sono soltanto alcuni dei nomi che non hanno mai trovato spazio nell’adattamento televisivo. In altri casi, gli sceneggiatori David Benioff e D.B. Weiss hanno affidato le loro vicende a personaggi già noti, modificando profondamente il materiale originale.
La semplificazione ha comunque permesso alla serie di concentrarsi maggiormente sui protagonisti, evitando che un cast troppo numeroso producesse archi narrativi incompleti. Sebbene alcune assenze siano ancora oggi discusse dai fan, altre figure minori avrebbero probabilmente appesantito una storia già estremamente articolata.
House of the Dragon sembra aver preso le distanze dalla formula adottata dalla serie madre. Anziché eliminare i personaggi meno sviluppati, lo spin-off ha scelto spesso di ampliarli, assegnando loro una personalità, motivazioni precise e conflitti interiori assenti nel libro.
La scelta dipende anche dalla particolare struttura di Fuoco e Sangue, che non è un romanzo tradizionale ma una cronaca storica costruita attraverso testimonianze incomplete e spesso contraddittorie. Molti protagonisti vengono quindi descritti soltanto attraverso le loro azioni, senza che il lettore possa conoscere realmente i loro pensieri.
Uno degli esempi più evidenti è Gwayne Hightower. Nel libro, il personaggio combatte per i Verdi e muore durante la conquista di Approdo del Re da parte di Rhaenyra. La serie, invece, lo ha mantenuto in vita e lo ha trasformato in un cavaliere combattuto, costretto a mettere in discussione le proprie convinzioni mentre viene trascinato sempre più profondamente nella guerra al fianco di Ser Criston Cole.
Anche Ormund Hightower ha ricevuto uno spazio molto più ampio; pur guidando le forze della sua casata anche nell’opera di Martin, sulla pagina la sua caratterizzazione è piuttosto limitata. Nella terza stagione è diventato invece un antagonista riconoscibile, dotato di una propria agenda e di un ruolo più incisivo nell’opposizione a Rhaenyra.
L’approccio adottato da House of the Dragon ha funzionato con Gwayne e Ormund, ma potrebbe diventare più problematico nel caso di Tyland Lannister. Il personaggio non possiede la stessa centralità di Daemon o degli altri protagonisti della Danza dei Draghi, ma il suo destino contribuisce a definire il futuro della dinastia Targaryen e il lato più oscuro di Rhaenyra.
In Fuoco e Sangue, Tyland viene catturato dagli uomini della regina, che vogliono scoprire dove sia stato nascosto l’oro della Corona. Per costringerlo a parlare, viene sottoposto a torture terribili che lo lasciano cieco, mutilato e sfigurato. La violenza subita dal Lannister non rappresenta soltanto uno dei momenti più brutali della guerra. Pur non torturandolo personalmente, Rhaenyra permette che quelle atrocità vengano commesse, dimostrando di essere ormai disposta a oltrepassare qualsiasi limite pur di consolidare il proprio potere.
La vicenda possiede inoltre un importante sviluppo successivo. Nonostante ciò che ha subito, Tyland diventa infatti Primo Cavaliere di Aegon III, il figlio di Rhaenyra, e si dimostra gentile e premuroso nei confronti del giovane sovrano. Il personaggio riesce così a conservare la propria umanità, mentre il comportamento della regina costringe i lettori a riconsiderare il giudizio su di lei.
Il quinto episodio della terza stagione sembra però indirizzare Tyland verso un destino differente. Il personaggio viene ritrovato tra le rovine di Riposo del Corvo insieme a Larys Strong e Aegon II Targaryen, apparentemente coinvolto nel piano per mettere in salvo il sovrano.
Qualora Tyland continuasse ad accompagnare Aegon e Larys, sarebbe difficile spiegare in che modo possa essere catturato dai Neri e condotto ad Approdo del Re. La serie potrebbe naturalmente separarlo dal gruppo o creare nuove circostanze per riportarlo nelle mani di Rhaenyra, ma la posizione in cui si trova al termine dell’episodio ha alimentato i dubbi degli spettatori.
Il cambiamento ha così diviso i fan. Da una parte, House of the Dragon ha dimostrato di saper ampliare efficacemente le storie dei personaggi secondari; dall’altra, allontanarsi troppo dal percorso di Tyland rischia di cancellare una delle vicende più significative di Fuoco e Sangue.
La storia di Tyland non serve solamente a creare un momento scioccante. Le torture ordinate durante il governo di Rhaenyra rappresentano uno dei passaggi fondamentali attraverso cui il libro mette in discussione la sua figura, impedendo al pubblico di considerarla semplicemente l’eroina della guerra.
Eliminare quella vicenda potrebbe quindi privare la protagonista di una parte importante della sua ambiguità morale. Fin dalle prime stagioni, House of the Dragon ha cercato di rendere Rhaenyra più comprensibile e meno apertamente crudele rispetto alla sua controparte letteraria. Una scelta che ha avvicinato gli spettatori al personaggio, ma che rischia anche di attenuarne progressivamente gli aspetti più controversi.
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