The Greatest Showman

The Greatest Showman arriverà nei cinema italiani il prossimo 25 dicembre, distribuito dalla 20th Century Fox. Diretto da Michael Gracey e con le musiche originali di Justin Paul e Benj Pasek, vincitori dell’Oscar alla miglior canzone originale per La La Land, il film ha avuto una lunga storia produttiva: ben 7 anni di lavorazione per dare vita sul grande schermo alla storia di P.T. Barnum, creatore del circo The Greatest Show on Earth e spregiudicato pioniere dello spettacolo, che segnò il costume e la cultura dell’intrattenimento dell’Ottocento con uno show travolgente incentrato su persone speciali di ogni genere. 

I protagonisti Hugh Jackman (Barnum), Zac Efron (il protetto dell’impresario, Phillip Carlyle) e Zendaya (l’acrobata Anne Wheeler, che potete ammirare alle premiére australiana di The Greatest Showman), insieme al regista esordiente Michael Gracey, hanno presentato alla stampa italiana The Greatest Showman collegandosi tutti insieme su Skype dalla stessa sala con la Casa del Cinema di Roma. Nel cast anche Michelle Williams, che interpreta Charity, la moglie di Barnum, e Rebecca Ferguson, nei panni della cantante Jenny Lind.

A rompere il ghiaccio è stato proprio il regista, qui alla sua opera prima: «Otto anni fa ho fatto uno spot pubblicitario con Hugh Jackman e durante un party, tra una bevuta e l’altra, mi ha detto che avremmo dovuto fare un film insieme. Lo dicono tutte le star di Hollywood a tutti i party tanto per dirlo, ma lui no, era sincero! Non avevo altra scelta se non accettare perché la sceneggiatura me l’ha girata direttamente lui. Prima di girare però abbiamo dovuto sistemare la sceneggiatura e le musiche, abbiamo discusso a lungo se fare un film in stile jukebox tipo Moulin Rouge! oppure fare un musical originale. Avendo scelto la seconda opzione ci abbiamo messo tre anni a scrivere tutte le canzoni».

Così si esprime invece il protagonista Hugh Jackman sul suo Barnum, autore di un mix di teatro e spettacolo pop con un evidente gusto per l’eccesso e lo stupore. «Barnum era uno Steve Jobs ottocentesco, ha cambiato l’intrattenimento per sempre, è stata una figura dirompente, coraggiosa, che non accettava mai dei no. Io non credo di aver cambiato la storia dello spettacolo come lui naturalmente, se non avessi fatto l’attore avrei fatto tranquillamente altro (ride, ndr)!».

Un uomo non semplice, in parte divorato dalla propria voglia di affermarsi. «La cosa difficile da raggiungere oggi è l’equilibrio, il giusto tempo da dedicare ai propri cari e a chi abbiamo accanto, alla moglie o alla compagna che ci sta vicino. Leggiamo articoli che ci dicono cosa fare e cosa mangiare, le dieci cose da non perdere assolutamente, sembra che ci sia sempre un nirvana da agguantare che non abbiamo ancora raggiunto. Io per fortuna ho una moglie straordinaria, che quando vede che vado fuori strada, ho troppe ambizioni o lavoro troppo mi riporta sulla retta via. E io l’ascolto».

«Nel film vediamo la nascita dell’America – continua Jackman – la forza del talento e dell’immaginazione. Sentendo la canzone This is me ho pianto, credo sia un inno alla diversità che rimarrà per anni, ancora oggi mi provoca un groppo in gola, perché parla in maniera liberatoria di quella parte di noi che non vorremmo che gli altri conoscessimo e che ci va di vivere come vogliamo, che sia la musica da farci piacere o la persona che vogliamo amare. Barnum ha fatto stampare una recensione negativa su tutti i giornali di New York perché sapeva che non c’era nulla di meglio della cattiva pubblicità e ha trasformato un disastro in qualcosa di incredibile. Il mio è anche un personaggio pieno di difetti, di rabbia contro il mondo».

E degli X-Men e della loro idea di diversità, c’è qualcosa in questo film? «Sicuramente The Greatest Showman si insinua in quel solco – precisa Jackman – anche se qui siamo nell’Ottocento e i mostri venivano chiusi nelle cantine e nelle stanze, erano ritenuti rinnegati da Dio e ridotti in schiavitù. Si tratta di un tema molto forte e sono molto fiero che questo film parli di questo. Non c’è teenager al mondo che non si senta diverso dagli altri suoi coetanei, ma questo film ci dice: smettetela di sprecare delle energie per conformarsi e usatele piuttosto per essere ciò che siete, perché è questo che vi rende speciali».

Per Zac Efron invece, è un ritorno al musical a molti anni di distanza da High School Musical: «Quando il mio personaggio incontra Barnum trova davvero l’amore, che i suoi beni materiali non erano in grado di dargli. Sono cresciuto con i musical, è un genere straordinario. Anche io ho cose che non vorrei che nessuno vedesse, tipo delle performance che staranno sicuramente ancora su delle videocassette a casa dei miei!». Sulla centralità dell’amore in questa storia è d’accordo anche la sua partner femminile, la cantante e attrice Zendaya: «Quest’amore interrazziale tra il mio personaggio e quello di Zac è coraggioso, anche per il corpo, per la loro incolumità. Tra la mente e il cuore direi che tutti noi scegliamo sempre il cuore».

L’ultima battuta spetta al giovane regista, alle prese con una macchina produttiva non indifferente ma anche con qualche modello ingombrante: «Ho visto Freaks di Todd Browning, naturalmente, ma abbiamo cercato di umanizzare i difetti dei personaggi del film, di non chiamarli più diversi. Sicuramente Freaks è stato più duro nei loro confronti. L’influenza di Fellini poi con un tema del genere non può che essere ovunque, è il più grande cineasta di tutti i tempi, tanti ne sono rimasti sedotti. Basta vedere il lavoro di Terry Gilliam, ad esempio».

Michelle Williams e Hugh Jackman in The Greatest Showman

 

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